PUBBLICITA' - WIND

BOTTONI [1]

BOTTONI [2]

giovedì 7 dicembre 2017

Gajamente Critical Forum Glbtq è in vacanza; #HappyHolidays

... ci becchiamo nel 2018 !

in ricordo di #massimoconsoli; festeggiamo il suo 72° compleanno postumo

'' senza memoria non c'è futuro '' 

La citazione prediletta di Massimo Consoli è occasione per celebrare solennemente il suo 72° compleanno con un evento aperto a tutti, animato dai ricordi degli amici, degli esponenti delle associazioni e delle personalità culturali e politiche , accompagnati con immagini e brani dalle sue numerose opere.


Sono invitati i familiari e gli amici, le associazioni culturali, sociali e politiche scaturite dal suo instancabile lavoro di quasi mezzo secolo per i diritti delle minoranze e naturalmente gli esponenti istituzionali di Roma Capitale, compreso l'Archivio di Stato che custodisce il "Fondo Consoli".

L'intera storia del Movimento di Liberazione Omosessuale in Italia documentata nell'opera [ ARCHIVIO MASSIMO CONSOLI ] di Massimo Consoli è consultabile nella sala studio dell'Archivio Centrale dello Stato a Roma. Il materiale è stato integrato e completato con documenti multimediali [ tra i quali, il documentario curato da Anselmo Cadelli sul lager di Sachsenhausen ] donati dalla Associazione "FONDAZIONE LUCIANO MASSIMO CONSOLI". L' "Archivio Massimo Consoli ", ideale e pratico proseguimento della storica " gay house " [ Anselmo Cadelli guido l'occupazione della sede in uno stabile del quartiere popolare di Testaccio a Roma ], raccoglie migliaia di volumi in varie lingue, migliaia di pubblicazioni periodiche proveniente da tutto il mondo, ed una quantità indefinita di volantini, bollettini, ritagli di giornali, manifesti, materiale autografo, nastri, dischi.

l’#Austria dice sì ai #matrimoni gay e noi festeggiamo ancora le briciole

Il mondo ce lo insegna: ciò che per Renzi e per i suoi peones parlamentari è progresso – per non parlare dell’unica cosa possibile da concedere, in termini di diritti delle persone Lgbt – nel resto del mondo è discriminazione. Alludo alla recente sentenza della Corte Costituzionale austriaca, che «ha cancellato, con una decisione datata 4 dicembre 2017, la norma legale che finora impediva» alle coppie formate da persone dello stesso sesso «di sposarsi».

L’Austria ha detto no alla discriminazione insita nelle “legislazioni speciali” in cui recintare i diritti delle persone Lgbt, in merito alle proprie scelte affettive: «La distinzione tra matrimonio e unione registrata non può essere mantenuta oggi senza discriminare le coppie dello stesso sesso. Perché la separazione in due istituti legali esprime che le persone dello stesso sesso non sono uguali alle persone di sesso diverso». Queste le parole dell’alta Corte del paese alpino.

Non ci voleva molto per capirlo, in verità. Bastava fare una considerazione sullo stato dell’arte e un ragionamento di buon senso. Sulla prima: se in tutti i paesi in cui si sono approvate prima le unioni civili si è poi avviata una lotta per ottenere il matrimonio, è evidente che quell’istituto non era soddisfacente. In merito al secondo: se faccio passare una persona da una porta secondaria e un’altra da quella principale, sto facendo una discriminazione.

Discriminazione: è ciò che il nostro governo ha fatto con le coppie gay e lesbiche. E noi abbiamo festeggiato l’istituzionalizzazione di ciò che ci rende cittadini/e di serie B parlando di progresso e giustificando la cosa col fatto che prima non c’era nulla. Abbiamo fame, dateci le brioche, insomma. Poi, di quelle, ci hanno “concesso” le briciole. Che convengo, è sempre meglio della fame, ma non è su questi presupposti che si ottiene la piena dignità.

Anche il caso australiano ci insegna che le unioni civili e le convivenze registrate sono solo un palliativo rispetto alla sofferenza sociale da parte di una comunità che non vede riconosciuti – sia a livello simbolico, sia sul piano pratico – i propri affetti, il proprio progetto di vita e le tutele (doveri inclusi) che derivano da esso. Ci sarebbe da chiedersi, arrivati a questo punto, cosa sta facendo il nostro movimento rispetto alla classe politica che si avvia ad affrontare le prossime elezioni.

C’è da chiedersi quali azioni, quale contributo ai programmi elettorali e quali rivendicazioni troveranno cittadinanza dentro i partiti: Pd e sinistra in primis, che gli altri abbiamo capito essere solo compost (post)ideologico. Dubito che il partito renziano aggiungerà nuova linfa alla questione, ottenuto il suo scopo. E cioè: in un contesto che si avviava velocemente verso il matrimonio, dalle sentenze in Italia ai cambiamenti nel resto del mondo, si è voluto stoppare il processo concedendo il minimo sindacale, salvo poi azzoppare anche quello.

Tanto c’è poi il M5S – quel scintillante consesso di volpi! – a cui dare tutta la responsabilità, mentre i cattolici ringraziano ancora. Vediamo che accadrà nel cartello di Grasso, a questo punto. Ma la domanda è, appunto: il movimento Lgbt intanto che fa? Perché pare che ci si sia fermati a sgranocchiare i confetti o poco più. Eppure gli obiettivi non mancano: matrimonio egualitario, legge contro l’omo-transfobia, responsabilità genitoriale alla nascita, adozioni, regolamentazione della Gpa, politiche per la salute, depatologizzazione della transessualità… mandando in pensione, definitivamente, la legge Scalfarotto e le stepchild adoption.

Il piatto sembra essere ancora più ricco, insomma. Ma in questo panorama, ben poco confortante, emerge l’evidenza possibile: tutto il casino fatto tra il 2015 e il 2016 per mettersi al passo con l’Europa ci ha consegnato – di nuovo – ad essere gli ultimi della classifica, pochi mesi dopo. Insieme alla Svizzera e alla Grecia. Solo che lì, almeno, puoi adottare.


Dario Accolla

sì al diritto al #matrimonio per tutte e tutti in #Austria

Con sentenza emessa ieri, 4 dicembre 2017 e resa nota oggi, la Corte costituzionale austriaca ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della scelta del legislatore austriaco di prevedere l’istituto della Unione civile fra persone dello stesso sesso, in quanto prevedere un istituto distinto dal matrimonio viola il principio di uguaglianza (per il comunicato stampa della corte vedi qui).

Secondo la Corte di Vienna  la distinzione fra matrimonio (riservato a coppie di sesso diverso) e unione civile (riservato a coppie dello stesso sesso) è dunque discriminatoria e contraria al principio di uguaglianza.

La distinzione basata sull’orientamento sessuale assume peraltro rilievo anche in circostanze in cui l’orientamento sessuale non ha alcuna rilevanza e può esporre la coppia al pericolo, storicamente fondato, di subire discriminazioni.

Il trattamento delle relazioni fra persone di sesso diverso e delle relazioni fra persone dello stesso sesso con la previsione di due istituti distinti per condizioni sostanzialmente equivalenti, anche sotto il profilo della filiazione e dell’adozione, è in contrasto con il principio fondamentale di uguaglianza e con il divieto di discriminare la persona in ragione di condizioni personali quali l’orientamento sessuale.

Quando la Corte Suprema degli Stati Uniti, nel 2015, dichiarò illegittimo il divieto di sposarsi, la definimmo in questo sito “la decisione più importante”. Anche la sentenza dei giudici viennesi rappresenta oggi un passaggio di grande rilevanza, perché per la prima volta l’illegittimità costituzionale del divieto di matrimonio viene sancito da una Corte costituzionale in un ordinamento di civil law, con la specifica indicazione di un diritto fondamentale al matrimonio per tutti e tutte.

Sinora tale tipo di decisioni era stata adottata soltanto da corti supreme in paesi di common law (Stati Uniti, Sud Africa ecc..), mentre le corti costituzionali continentali (Portogallo, Francia, Spagna..) avevano sempre rigettato le eccezioni  di incostituzionalità, limitandosi quindi ad affermare successivamente la legittimità della scelta del legislatore di aprire il matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso. Da qui la dottrina aveva tratto la conclusione che l’indirizzo delle pur autorevoli corti supreme di common law non fosse esportabile nel Continente.

Da Vienna giunge oggi la smentita, a conferma forse che non avevamo avuto torto a rilevare, lo scorso luglio 2017, che la svolta legislativa tedesca che ha aperto il matrimonio, grazie alla grande influenza della dottrina giuridica tedesca, avrebbe impresso un’ulteriore accelerazione nel percorso e nei tempi verso il matrimonio egualitario in tutti i paesi che condividono pari attenzione ai diritti fondamentali (http://www.articolo29.it/2017/la-svolta-tedesca-imprime-unaccelerazione-anche-in-italia-alcune-ipotesi-sul-percorso-e-i-tempi-verso-il-matrimonio-egualitario/).

È inoltre quanto mai significativo che la legge italiana, che seguiva il cd. “modello tedesco” della Unione Civile, seguito nel 2016, quando fu approvata la Legge Cirinnà,  dalla Germania, dall’Austria e dalla Svizzera, sia oggi, dopo la legge tedesca di luglio e la sentenza della Corte costituzionale austriaca di ieri, esempio del tutto isolato, condiviso soltanto con la Svizzera e pochi altri paesi (peraltro non tutti inquadrabili nella nozione di paesi a civiltà giuridica affine alla nostra).

D’altra parte, la decisione austriaca, come quella tedesca, dimostra ancora una volta che l’introduzione nell’ordinamento di un istituto quale l’Unione civile, per quanto obiettivamente discriminatorio, non chiude affatto il discorso dell’uguaglianza, ma accelera anzi il cammino verso il suo pieno riconoscimento. Dunque errava chi (da destra e da sinistra) sperava o temeva che con la legge Cirrinà il discorso sull’uguaglianza e la cessazione delle discriminazione matrimoniale fosse chiuso: non è stato mai così aperto.

Il Bundesverfassungsgerichthof, sollecitato dal ricorso dell’avv. Helmut Gaupner (già difensore nel caso Maruko avanti alla Corte di giustizia e che ringraziamo anche per le informazioni che ci ha voluto fornire nelle scorse settimane), ha quindi stabilito che la sentenza avrà piena efficacia il 31 dicembre 2018, data alla quale la legge sull’unione civile (approvata nel 2009 e entrata in vigore nel 2010) e il matrimonio dovranno essere aperti tanto alle coppie di diverso che dello stesso sesso. Dunque, tutte le coppie avranno il diritto di scegliere se sposarsi o unirsi civilmente.


Per la ricostruzione in fatto della vicenda austriaca e per una prima valutazione delle motivazioni (in attesa di ulteriori approfondimenti) si rimanda alla nota e alla traduzione dell’ordinanza a cura di Roberto de Felice già pubblicata in questo sito in data 21 novembre 2017 (-http://www.articolo29.it/2017/i-dubbi-della-corte-costituzionale-austriaca-sulla-legittimita-giuridico-diverso-dal-matrimonio-riservato-alle-coppie-dello-stesso-sesso/).

la #Spagna verso la depatologizzazione della #disforia di #genere

Basta diagnosi che certificano una patologia, basta trattamenti, basta umiliazioni. La proposta di legge che è stata presentata al Parlamento spagnolo permetterà - qualora approvata - alle persone trans di cambiare sesso anagraficamente senza doversi dichiarare malate e senza l'autorizzazione di un medico. Anche i minori di età potranno richiedere il cambio dei documenti, con il sostegno dei genitori o di un giudice, e anche gli stranieri residenti avranno lo stesso diritto.

Tutti i gruppi parlamentari, escluso il Partito popolare che esprime un governo di minoranza, hanno approvato con 200 voti a favore e 128 contari che il progetto di legge si discuta in Parlamento. Cosa che avverrà martedì 5 dicembre mentre la votazione avverrà due giorni dopo.

Le associazioni che difendono i diritti Lgbt e, in particolare, la Piattaforma per i diritti trans hanno accolto con soddisfazioni questa iniziativa, che corregge la legge precedente del 2007: "La discriminazione che noi persone trans subiamo – ha detto la presidente Mar Cambrollé – non si combatte solo con il cambio di nome e di sesso legale: è provocata infatti dalla transfobia vigente nella legislazione, che non riconosce l'autodeterminazione, il diritto al proprio corpo e le varie espressioni di genere possibili”.

Proprio in questa direzione va la proposta che va in discussione in Parlamento: non sarà più necessario che una persona trans dichiari di essere malata per accedere al cambio di nome, al contrario di quanto succede ora che si richiede una diagnosi medica o psicologica che stabilisca la presenza di una disforia di genere curata per almeno due anni. In base alla nuova norma non servono altri requisiti all'infuori della “dichiarazione espressa della persona interessata del nome proprio e del sesso con cui si sente identificato/a”.

Non sarà obbligatorio essersi sottoposti a trattamenti chirurgici, ormonali, psicologici o psichiatrici, perché – secondo la deputata socialista María Dolores Galovart, relatrice della proposta - “lo Stato deve garantire che l'identità riconosciuta dalla società sia quella perecepita dalla persona”.

Questa facoltà di autodeterminazione sarà riconosciuta anche ai minori d'età che potranno richiedere il cambio di sesso sui documenti attraverso i propri genitori; se uno di essi o entrambi si dovessero opporre, il minore potrà ricorrere a un giudice per rivendicare il proprio diritto, sempre “nel superiore interesse del minore”.


Su questo punto il Partito popolare (Pp) ha espresso la propria contrarietà, anche se si è dichiarato disposto a discutere la legge per arrivare a una formulazione condivisa.

non è l’#antifascismo che può dare un’identità alla #sinistra

La sinistra non sa offrire ai suoi elettori una prospettiva politica credibile perché non ha una identità precisa, condivisa dalle diverse anime che la compongono. Per recuperarla, essa "si attacca anche all'usato sicuro dell'antifascismo", scrive Luigi Covatta su "Il Mattino" di Napoli. Ma è uno sforzo vano, improduttivo.

È inutile "rifugiarsi nella retorica del l'antifascismo", che né fotografa la realtà né tantomeno può fungere da surrogato per quelle idee che non si hanno. È una tesi fatta propria anche da altri commentatori (pochi in verità) che hanno messo in dubbio, nei giorni scorsi, che in Italia esista un'emergenza fascismo, così come presentata dai mezzi di comunicazione di massa: una vera e propria "bolla mediatica", l'ha definita Alessandro Campi su "Il Messaggero".

Nessuno dei commentatori è però andato alla radice storica della questione, che è opportuno qui ricordare. Il fatto è che effettivamente l'identità di buona parte della sinistra, soprattutto quella comunista, si è costruita, nell'Italia repubblicana, sull'antifascismo. In un'intervista concessa domenica scorsa a "La repubblica", sconsolato, Walter Veltoni si chiedeva: "Se togliamo la differenza tra destra e sinistra, o tra fascismo e antifascismo, cosa resta?".

È una domanda che tradisce, nella sua apparente ingenuità, il vero punto della questione: la sinistra ha oggi necessità di rassicurazioni, cioè di rassicurarsi prima di tutto sulla sua esistenza e sulla non inessenzialità della sua funzione nel mondo contemporaneo. Posta come la pone, la questione di Veltroni si richiama però a un passato che eludeva una questione di non poco conto: una questione che oggi più non può essere rimossa e che, ben posta, mostra la vanità di ogni tentativo di ritrovare da questa parte l'identità perduta.

Ciò che viene rimosso è il fatto che è più lecito parlare di un antifascismo generico, dimenticando che nel nostro paese sono esistite in modo consistente nel passato, ed esistono in modo meno rilevante oggi, forze antifasciste che non credono ai valori propri di una società aperta o liberale (e che perciò, per alludere a una nota boutade di Ennio Flaiano, sono "fasciste" a loro volta).

Storicamente l'antifascismo è servito in Italia per dare un collante comune alle forze che avevano dato vita, con diversi intenti, alla Costituzione repubblicana. Esso nei fatti era strumentale e serviva ad accreditare una forza che liberale non era ma che al processo di liberazione dal fascismo aveva dato un contributo non indifferente.

Oggi che quella forza più non c'è, non è più tempo di ipocrisie: non si può essere antifascisti senza essere contemporaneamente contro ogni potere illiberale o totalitario, a cominciare da quello comunista. Fare i conti con questa consapevolezza, non rimuoverla né rimpiangerla nostalgicamente, sarebbe perciò un passo sensato per le forze di sinistre. Servirebbe forse proprio a ben definire una nuova identità, che per forza di cose deve essere fondata su basi ideali del tutto diverse da quelle del passato.

Corrado Ocone

#BioTestamento, si accelera ancora

La conferenza dei capigruppo di palazzo Madama fissa l'iter del provvedimento. Probabile uso del canguro per ridurre il numero degli emendamenti da votare.

La parola d'ordine è "armonizzare". Il presidente del Senato e neoleader di Liberi e Uguali Pietro Grasso, uscito dalla riunione dei capigruppo, ha scelto di utilizzare questo verbo per far capire che si avvarrà di tutti gli strumenti regolamentari in suo possesso per accelerare ulteriormente il percorso del ddl sul biotestamento verso l'approvazione.

La decisione è arrivata alla fine della discussione generale, che tra interventi ostruzionistici e perdite scientifiche di tempo da parte degli "irriducibili" contrari al provvedimento, aveva già mandato in fumo una seduta. E siccome le sedute, in questo ultimo scorcio di legislatura, sono ormai col contagocce (sei o al massimo sette in tutto) nel tardo pomeriggio, quando è apparso evidente che con questi ritmi non si sarebbe andati a boccino, Grasso ha convocato una breve conferenza dei capigruppo che ha certificato il nuovo sprint sulla strada che dovrebbe portare il ddl a diventare legge dello Stato.

Il voto finale avrà infatti luogo, salvo imprevisti (da mettere sempre nel conto) giovedì 14 alle ore 13, con dichiarazioni di voto a partire dalle 11. Secondo la tabella di marcia messa a punto dalla riunione dei capigruppo, le giornate di martedì 12 e parte di quella di mercoledì 13 saranno dedicate alle votazioni degli emendamenti, con la previsione di un'eventuale seduta notturna per martedì 12, a causa della prevista informativa del premier Gentiloni sul vertice Ue, già fissata per il giorno successivo..

Resta ora da vedere quanto tempo prenderà l'esame degli emendamenti, che, secondo quanto sta emergendo dal lavoro degli uffici della commissione Bilancio, sono poco più di tremila. Di questi, circa 1200 sono stati ripresentati dalla Lega e oltre 1.500 da Ap, mentre da Fi sono arrivate circa 150 proposte di correzione. Il leader dei centristi Alfano ha ribadito la contrarietà di massima al provvedimento e la richiesta di entrare nel merito della discussione, mentre altri esponenti del suo partito utilizzavano toni più duri parlando di "deriva eutanasica". Resta però il fatto che il ministro degli Esteri ha confermato la libertà di coscienza per i suoi eletti di provenienza laica.

Altro strumento che probabilmente sarà utilizzato da Grasso è il contingentamento dei tempi, che a un certo punto dell'esame degli emendamenti abbatterà i tempi degli interventi per l'illustrazione. Quanto al ricorso al meccanismo del cosiddetto "canguro", consistente nel bypassare la votazione di emendamenti simili ad altri già bocciati, stando a quanto filtra dagli uffici di Palazzo Madama, questo dovrebbe portare il numero delle votazioni a circa 400, delle quali molte potrebbero essere segrete. La ripresa dei lavori, per il rush finale, è stata fissata per martedì 12 alle 11.

Mauro Bazzucchi

le #femministe di oggi sono addormentate

Abbiamo trovato e intervistato Maria Grazia Tajé. Ed la protagonista del manifesto di liberazione femminile.

Maria Grazia Tajé ha appena compiuto ottant'anni. È una signora alta, elegante, i capelli corti, di un biondo dorato, lo sguardo che non si abbassa mai. La sua immagine ha fatto capolino in film, trasmissioni televisive, riviste e giornali. La sua immagine è quella di un manifesto-icona che ha segnato un'epoca.

"Si tratta del manifesto di liberazione femminile che potrebbe fare da ideale contrappunto al Quarto Stato di Pellizza da Volpeda" scherza lei, con un'inflessione francese che non lascia neanche lontanamente immaginare le origini cremonesi. Eppure Tajé a Cremona è nata da "padre segretario comunale socialista, giocatore e campione di scacchi e di dama, madre casalinga educata in collegio per ragazze di buona famiglia socialista e allegra". Negli anni, è stata molte cose: animatrice dell'UDI, redattrice di Editori Riuniti, assistente parlamentare, moglie, madre, soprattutto "compagna e femminista". Ha avuto una vita da battagliera ("una volta mi misero in carcere a Belgrado, le cimici mi divorarono il petto"), ha scritto su molti giornali ed è stata moglie di un noto giornalista ("A Parigi con mio marito Franco Argnani, detto Fabiani, corrispondente dell'Unità e più tardi collaboratore di La Repubblica, ci trasferimmo nel 1979. Furono gli anni più belle delle nostre vite").

Da cinquant'anni la sua immagine è fermata in una fotografia. Ma come nacque?

Un giorno mi telefonò Agnese De Donato, bravissima fotografa e molto nota tra gli intellettuali e artisti dell'epoca per la sua Galleria d'Arte "Il ferro di cavallo". "Ho bisogno di te, devo fare una copertina per un nuovo mensile socialista" mi disse. Appena arrivata mi chiese di togliere il reggiseno, di slacciare due o tre bottoni della camicetta e di urlare qualcosa sullo sfondo del muro sgretolato del suo giardino a via dei Gracchi. Cantai Bandiera Rossa. Poi preparò un fotomontaggio con la foto di una romantica giovane donna dalla cui pancia usciva la donna rivoluzionaria, la femminista. La rivista socialista non uscì mai per mancanza di soldi. Ma Agnese qualche settimana dopo mi informò che le femministe si erano appropriate della foto e ne avevano fatto il Manifesto di liberazione femminile. Dovemmo riconoscere che era molto bello. Ma non potevamo immaginare che sarebbe diventato il simbolo delle manifestazioni delle donne di quegli anni '70 che tante battaglie hanno condotto e spesso vinto.

Che cosa era il femminismo allora?

Il femminismo degli anni Settanta è stato da molti definito "secondo femminismo" ben diverso dalle battaglie e dalle rivendicazioni femministe dell'Ottocento. Le suffragette chiedevano la parità dei diritti, dal voto ai salari, senza mettere in discussione i ruoli maschile e femminile. Il movimento, nato sulle piazze del 1968, ha da subito messo in discussione i ruoli, i rapporti uomo-donna, ha puntato sulle differenze nella parità. La donna degli anni Settanta si batte per essere diversa nella uguaglianza di scelte, di rapporti.

Mi faccia un identikit della femminista anni Settanta.

Eravamo donne di tutte le classi sociali, di tutte le età. Spesso in disaccordo sulle modalità e i tempi delle battaglie. Molte donne non partecipavano, non scendevano in piazza, ma sentivano che avevamo ragione. Lo hanno dimostrato col voto massiccio a favore del divorzio, a cui neppure la sinistra credeva, e più tardi sostenendo il diritto all'aborto, scelta dolorosa ma quanto mai urgente. Venne votato dalle donne malgrado i veti della Chiesa e dell'allora DC.

Lo slogan era "Il corpo è mio e me lo gestisco io". E adesso?

Era la richiesta di poter scegliere se avere o meno dei figli, di poter scegliere chi amare, di decidere chi amare o con chi convivere e nel divorzio ottenere uguali giudizi, diritti e obblighi. Era uno slogan, ma dentro c'era molto contenuto. Adesso non esiste più niente di simile, forse perché il femminismo non è più attivo.

Mi sta dicendo che il femminismo è morto?

Il femminismo non è morto, ma addormentato. Negli ultimi decenni abbiamo allentato la presa e non siamo riuscite a trasmettere alle nostre figlie e nipoti la voglia e la capacità di reagire alle storture e alle ingiustizie che ancora esistono nella famiglia e nella società.

Intanto la Casa internazionale delle donne a Roma è sotto sfratto.

È una cosa vergognosa. In questa istituzione storica affidata alle donne hanno sede decine di associazioni grandi e piccole. Ma in Italia succede spesso: si eliminano istituzioni storiche senza guardare il passato e i valori. Chiudere la casa delle donne perché non viene pagato l'affitto è un grande sbaglio. Il Comune di Roma dovrebbe prendere i soldi dalle tasche di chi ce li ha.

Insomma, siamo in regressione piena.

Siamo andati avanti, ma ci sono anche dei regressi. Il femminicidio è uno di questi. Ma bisogna agire per prevenire. Gli uomini si vogliono riappropriare delle donne come se fossimo di loro proprietà. Ma noi non siamo proprietà di nessuno.

È giusto parlare di colpe?

Vent'anni di berlusconismo con la televisione peggiore di tutti i tempi e i disvalori proiettati e assorbiti, dalle donne in primis, hanno creato un disastro. Il rifarsi la bocca, e andare in giro con delle bocche mostruose, è un segno della mancanza di autostima. Invecchiamo tutte, ma bisogna accettarlo.

A proposito di colpe, cosa ne pensa delle donne che hanno subito violenza e non hanno denunciato tempestivamente?

Le donne che hanno denunciato "in ritardo" vengono colpevolizzate per non aver avuto il coraggio e la dignità di farlo prima. Se lo fanno "a tempo" spesso non sono ascoltate o non credute.

Lasciamo parlare l'Istat. In Italia L'8,9% delle dipendenti è vittima di ricatti sessuali. In cambio di assunzioni o promozioni. Una su 5 ne parla. E lo 0,1% dei casi finisce in tribunale.

Abbiamo davanti a noi un immenso lavoro di rieducazione, a partire dalla scuola, dalle famiglie, dai luoghi di lavoro, dalla politica. Vorrei vedere le ragazze ricominciare ad incontrarsi, per discuterne insieme, raccontare le loro esperienze, elaborare proposte. E ai media dico: date risalto a chi lavora in questa direzione.

Perché non si scende più in piazza?

Perché le donne hanno perso la fiducia. Ormai si va in piazza solo quando si è disperate. La colpa è della politica che non fa niente.

Lei non fa mistero di essere renziana.

Va bene tutto, pur di non cadere di nuovo nelle mani di Berlusconi.

I dati raccontano, intanto, l'avanzata dell'estrema destra.

Sono terrorizzata. Il fascismo è nato così. Con piccoli gruppi, con degli assatanati, con della gente che si montava la testa. Non mi vengano a dire che il comunismo è la stessa cosa! Il comunismo è nato con progetti molto diversi. In molti Paesi, anche se non nel nostro, ci sono stati degli errori. Ma noi li abbiamo sempre riconosciuti, e le Brigate Rosse le abbiamo sempre condannate.

Cosa ancora le fa paura?

La rinnovata campagna contro il diritto all'aborto. Un tempo la parola aborto non veniva pronunciata, e le donne - dopo sette, otto figli - ormai sfinite dalle troppe maternità e dalla fatica sceglievano il prezzemolo o i ferri da maglia per evitare di portare avanti altre gravidanze. Di pillola non volevano sentir parlare. Essere incinte era il solo regalo senza costi che facevano ai loro mariti che potevano inorgoglirsene con amici e famigliari.

Concludiamo con il gioco della pagella. Quali sono le donne da promuovere?

Quelle come Laura Boldrini. Coerenti e capaci di reagire alle volgarità.

Quali le donne da rimandare?

Le donne che rinunciano.

Quali quelle da bocciare?

Quelle che subiscono le regole della pubblicità e dei media. Le donne che non sanno vivere la loro vita. Le donne, infine, che non sanno invecchiare.

Lei ha appena compiuto ottant'anni. Come festeggerà?

Il regalo collettivo di famiglia e amici è stato un viaggio a Cuba. È in calendario per la primavera prossima.


Flavia Piccinni

giovedì 30 novembre 2017

per il #WorldAIDSDay, con @mariomieliroma ‏in ricordo di #massimoconsoli

 

In occasione del #WorldAIDSDay ( presso l'Istituto Svizzero, in collaborazione con il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e con il supporto dell’American Academy a Roma e la casa editrice JRP Ringie ) verrà ricordato Luciano Massimo Consoli a dieci anni dalla sua scomparsa ( 4 novembre 2007).











Dal 1981, Luciano Massimo Consoli ha documentato ininterrottamente la scoperta dell'HIV/AIDS e la lotta ad esse; proprio nel 1981 durante il GayPride di New York, Massimo Consoli scrisse di un morbo "che colpisce solo i gay" diffondendo il concetto sociale, non medico, di "peste del XX secolo".






L'intera storia del Movimento di Liberazione Omosessuale in Italia documentata nell'opera [ ARCHIVIO MASSIMO CONSOLI ] di Massimo Consoli è consultabile nella sala studio dell'Archivio Centrale dello Stato a Roma. Il materiale è stato integrato e completato con documenti multimediali [ tra i quali, il documentario curato da Anselmo Cadelli sul lager di Sachsenhausen ] donati dalla Associazione "FONDAZIONE LUCIANO MASSIMO CONSOLI". l' "Archivio Massimo Consoli ", ideale e pratico proseguimento della storica " gay house " [ Anselmo Cadelli guido l'occupazione della sede in uno stabile del quartiere popolare di Testaccio a Roma ], raccoglie migliaia di volumi in varie lingue, migliaia di pubblicazioni periodiche proveniente da tutto il mondo, ed una quantità indefinita di volantini, bollettini, ritagli di giornali, manifesti, materiale autografo, nastri, dischi.

L’evento Ancora una volta, World AIDS Day vuole commemorare gli sforzi globali per la lotta contro HIV/AIDS. Improntato su format precedentemente usati all’ISR – utilizzando un metodo pluridisciplinare – l’obiettivo è quello di sensibilizzare il pubblico alle molteplici sfide di questa malattia.

Durante il corso dell’evento ci saranno workshop di ambito scientifico e artistico, mostre e concerti che vertono su questa tematica e incoraggeranno il dibattito su temi che purtroppo fanno parte della nostra quotidianità.

I dibattiti riguarderanno diversi ambiti; creeremo un dialogo, con l‘ausilio di moderatori, che partirà da un punto di vista più filosofico per poi spostarci a uno più pratico quale la ricerca in campo medico. È previsto ampio spazio per il dibattito con il pubblico.
Il pubblico avrà la possibilità, nei due giorni, di avere una visione esaustiva della tematica, grazie a concerti e workshop con esperti del campo. L’idea è quella di avere un evento transdisciplinare che metta insieme sulla stessa piattaforma medici, scrittori, artisti, attivisti, che contribuiscono a fare la storia di questa realtà.

Vogliamo ricreare la stessa intensità di partecipazione che si è avuta alla prima giornata mondiale dell’AIDS e, soprattutto, usare questa opportunità per cambiare l’immagine esistente di questa malattia e le conseguenze sociali che ne derivano.

Nelle due giornate, a partire dalle ore 20.00, sarà possibile effettuare gratuitamente i Test Rapidi per HIV e Sifilide offerti dal Circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli”, grazie alla convenzione con la ASL Roma 1 e alla collaborazione con la Struttura (UOSD) Dermatologia MST dell’IRCCS San Gallicano. I Test Rapidi sono facili e veloci, si ha la risposta dopo trenta minuti.

L’evento è organizzato dall’Istituto Svizzero in collaborazione con il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e con il supporto dell’American Academy a Roma e la casa editrice JRP Ringier.

Programma:
Primo giorno
venerdì 1 dicembre, ore 18 – 24
ore 18
Workshop 1:
LIBERTA’
Moderatore:
Intervengono:
- Sebastiano Secci, Presidente del Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli”
- Elisabeth Lebovici, Storica dell’arte e critica d’arte
- Marco Cappato, Radicale, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni
Traduzione simultanea dal francese all’italiano
ore 19.30
10 anni senza Massimo Consoli: ricordo del Circolo Mario Mieli
ore 20
Apertura area concerti, shop, bar e Test Rapidi
ore 21
Bonaventure (aka Soraya Lutangu), concerto in collaborazione con Bad Bonn
ore 21.30
Muccassassina Dance Company
ore 21.45
Tatum Rush, concerto in collaborazione con Bad Bonn
ore 24
A seguire RED PARTY di Muccassassina presso la discoteca Qube, via di Portonaccio 212
Secondo giorno
sabato 2 dicembre, ore 15.30 – 23.30
Ore 15.30
Coro da camera Radix Harmonica, diretto dal maestro Giuseppe Pecce
Ore 16
Workshop 2
SFIDE
Moderatore: Massimo Farinella (Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli”)
Intervengono:
- Bernard Hirschler, Presidente, Commissione d’etica cantonale della ricerca, Ginevra
- Enrico Girardi, Direttore del dipartimento dell’Epidemiologia e Ricerca Preclinica, INMI "L. Spallanzani" IRCCS, Roma
Traduzione simultanea dall’inglese all’italiano
ore 18
Workshop 3
PERCORSI
Moderatore: Martin Jaeggi (Scrittore e curatore)
Intervengono:
- Allen Frame, Fotografo, Fellow, American Academy 2017-2018
- Pierre Keller, Artista, Losanna
- Stephanie Serra, Curatrice, Museé Jenisch Vevey
Traduzione simultanea dall’inglese all’italiano
ore 20
Apertura porte al pubblico area concerti, shop, bar e Test Rapidi
Ore 20.30
Lucia Cadotsch concerto in collaborazione con Montreux Jazz Artists Foundation
Ore 21.45
Egopusher in collaborazione con Montreux Jazz Artists Foundation

Ingresso libero

mercoledì 29 novembre 2017

"facciamolo rapido" con @Anlaids ‏per il #WorldAIDSDay

FACCIAMOLO RAPIDO- 20 minuti per avere una risposta.
Il test hiv presso Anlaids in collaborazione con l’INMI Spallanzani.

Per favorire la conoscenza del proprio stato sierologico per HIV e HCV e diffondere la cultura del test, Anlaids  presso la propria sede di Via Giolitti (zona Termini/Laziali) offrirà gratuitamente e in forma riservata la possibilità di effettuare un test rapido su fluido orale

Le date di dicembre per il Progetto Facciamolo Rapido, l’offerta gratuita  e riservata del Test per Hiv e per HCV (epatite C):

giovedì 14 dicembre 2017 dalle ore 16.00 alle 19.00
giovedì 21 dicembre 2017 dalle ore 16.00 alle ore 19.00

E’ indispensabile la prenotazione! Chiamateci allo 064746031 per appuntamento

 Il risultato del test sarà consegnato da un medico dell’INMI “Spallanzani”.

Non sarà rilasciato referto del risultato, ma verrà offerta una consulenza individuale ed informativa sul rischio di trasmissione, sulle misure di prevenzione dal contagio di HIV e di altre infezioni trasmesse sessualmente.

Solo su appuntamento: contattaci da lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 16.00 allo

06 4746031

per il #WorldAIDSDay, convegno nazionale di @Anlaids ‏

Convegno Anlaids compie 30 anni! In questi anni l’epidemia di Hiv/Aids è notevolmente cambiata, ma resta ancora molto da fare: il claim del Convegno quest’anno richiama gli obiettivi mondiali di UNAIDS per la fine dell’epidemia nel 2030:

90% delle persone con Hiv a conoscenza del proprio status

90% delle persone Hiv positive in trattamento antiretrovirale

90% delle persone in trattamento antiretrovirale con viremia non rilevabile

Quindi, emersione del sommerso, incentivazione del Test, prevenzione e lotta allo stigma sono le tematiche che ancora oggi, a distanza di 30 anni, sono sul tappeto, sempre attuali ed importanti.



#WorldAIDSDay con @Anlaids ‏

Quest’anno Anlaids ha scelto un claim forte Se te ne fotti, l’AIDS ti Fotte, proprio per riportare prepotentemente l’attenzione su un tema che sembra essere dimenticato, ma che continua a colpire in silenzio, condizionando la vita di migliaia di persone.


Sono 30 anni che Anlaids mette in campo risorse ed energie di tante persone per contrastare la diffusione del virus dell’HIV in Italia, ma non solo. Il nostro impegno morale è informare le persone per metterle nella condizione di agire con consapevolezza.

Grazie alla partecipazione sentita e concreta dei personaggi che hanno aderito, offrendo il proprio volto a favore di una testimonianza per abbattere la paura e ogni forma di discriminazione, la campagna parlerà dai muri di Milano, Napoli, Genova, Torino, Bologna, Roma, Catania, Taranto, Padova, Trieste, Rimini e Perugia.

La campagna durerà dieci giorni con manifesti 200 x 140: sono state valutate con attenzione le zone di affissione, bilanciando l’esposizione tra centri e periferie. Anlaids esprime profonda gratitudine a tutti i protagonisti della campagna e a tutti i volontari che l’hanno resa possibile. E un grazie particolare a Daniele Barraco, fotografo autore delle immagini.

qui il comunicato stampa

#WorldAIDSDay; sancita intesa su piano nazionale

E’ stata pubblicata nei giorni scorsi l’intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni sul Piano Nazionale AIDS (PNAIDS), alla cui stesura anche Arcigay ha partecipato nell’ambito delle sezioni consultive del Ministero della Salute. Si tratta del primo serio piano strategico che affronta il tema dell’HIV fuori da un’ottica emergenziale e con l’obiettivo internazionale di mettere fine all’epidemia entro il 2030. “Per quanto vuoto sul piano dell’impegno finanziario, il Piano delinea un percorso articolato e preciso di cose da fare su cui le Regioni ora si sono impegnate: da oggi nessuna istituzione sanitaria e nessun politico potranno più dire di non sapere cosa serve per mettere fine all’AIDS in Italia” commenta Michele Breveglieri, Responsabile Salute e HIV di Arcigay, che è stato personalmente impegnato nella stesura del piano. Al momento il piano non ha alcuna copertura finanziaria speciale, pur prevedendo molte azioni innovative che ne avrebbero bisogno, ed è interamente a carico della spesa sanitaria ordinaria. “Ora il nostro impegno si sposta su due fronti paralleli: regionale, affinché le Regioni diano corpo al Piano non solo cambiando il loro approccio all’epidemia, ma anche impegnando nuove risorse, e nazionale affinché venga adeguata ai tempi attuali la legge 135/90 sull’HIV/AIDS che è per molti aspetti superata”, gli fa eco Gabriele Piazzoni, Segretario Nazionale di Arcigay. “La nostra associazione infatti – prosegue – si sta battendo affinché, tra le altre cose, anche i minori di 18 anni possano fare il test senza consenso dei genitori, i volontari appositamente formati delle associazioni possano effettuare test rapidi e il Piano sia dotato di una sua previsione speciale di spesa soprattutto per la parte di prevenzione”.

Il 26 ottobre 2017 è stata sancita l’Intesa tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano sul documento recante Piano Nazionale di interventi contro l’HIV e AIDS (PNAIDS), previsto dalla Legge 135/90. Il Piano riguarda l’attuazione di interventi di carattere pluriennale su prevenzione, informazione, ricerca, sorveglianza epidemiologica e sostegno dell'attività del volontariato. Dal 1990 sono stati varati piani organici di intervento come: il Piano nazionale di prevenzione e lotta contro l’AIDS; l’Azione programmata n. 6 “Lotta contro l’AIDS”, nel 1990 a stralcio del Piano sanitario nazionale con apposite risoluzioni parlamentari; il Progetto Obiettivo AIDS 1994-1996; il Piano nazionale di prevenzione e lotta contro l’AIDS 1997/2000. Il PNAIDS è stato predisposto da un Gruppo di lavoro costituito da esperti nelle tematiche relative all’infezione da HIV appartenenti alle Sezioni per la lotta all’AIDS (L e M) del Comitato Tecnico Sanitario (CTS), all’Istituto Superiore di Sanità, a Società scientifiche, ad Associazioni di volontariato, ad Università ed Enti di ricerca, ad IRCSS. Il documento è stato condiviso dalle Sezioni del CTS e il 7 dicembre 2016 ha acquisito il parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità (CSS). Il Piano Nazionale AIDS si propone di delineare il miglior percorso possibile per conseguire gli obiettivi indicati come prioritari dalle agenzie internazionali (ECDC, UNAIDS, OMS), rendendoli praticabili nella nostra nazione. È stata focalizzata l’attenzione sulla lotta contro la stigma e sulla prevenzione altamente efficace, come suggerito dalle agenzie internazionali, basata sulle evidenze scientifiche e ancorata a principi ed azioni, con conseguente ricaduta sulla riduzione delle nuove infezioni e al rispetto dei diritti delle popolazioni maggiormente esposte all’HIV.

qui il testo dell’intesa Stato-Regioni sul PNAIDS



#WorldAIDSDay con @Lila_Italia


In occasione del World AIDS Day e delle iniziative per il trentennale dell’associazione, LILA presenta “LILAReport 2017” un rapporto basato sull’analisi degli oltre 12mila contatti censiti, in modo assolutamente anonimo, dai nostri servizi di helpline, dai servizi di testing e nell’attività di prevenzione nelle scuole svolta da LILA Cagliari, attraverso il progetto EDUCAIDS.

Il periodo preso in considerazione va dal 1 ottobre al 30 settembre 2017 mentre il progetto scuole è relativo agli anni scolastici 2015/16 e 2016/17. Ne emerge una lettura significativa di quali siano i livelli di informazione e percezione del fenomeno, le necessità e i problemi legati a prevenzione e sesso sicuro, al test al vivere con l’HIV.


Questo report deriva dal capillare e quotidiano lavoro svolto dalle nostre sedi e dai nostri volontari su tutto il territorio nazionale con l’offerta di servizi di prevenzione e supporto gratuiti, anonimi, non giudicanti e altamente orientati all’accoglienza delle persone. Tali attività si configurano come vere e proprie “antenne sociali” rispetto alle esigenze, alle paure, ai pregiudizi che si muovono intorno al tema HIV/AIDS, facendo della LILA un osservatorio privilegiato rispetto al fenomeno oltreché un fondamentale presidio di prevenzione.

L’analisi che riportiamo è relativa, in particolare, a tre ambiti d’intervento per noi fondamentali quali l’attività di HelpLine e le attività di HIV testing svolte dalle sedi e le attività di prevenzione rivolte ai giovani esemplificate dal progetto scuole di LILA Cagliari.

Il periodo preso in considerazione per i primi due ambiti di intervento va dal 1 ottobre al 30 settembre 2017 mentre il progetto scuole è relativo agli anni scolastici 2015/16 e 2016/2017. Attraverso questi interventi, nel periodo in esame siamo entrati in contatto con circa dodicimila persone, raccogliendo le istanze poste da ciascuna storia in database assolutamente anonimi. Le modalità relazionali delle équipe LILA consentono la libera espressione di chi incontriamo, attraverso l’esplicitazione di dubbi, domande e preoccupazioni che, di norma, in molti altri contesti socio-sanitari, le persone non riescono ad esplicitare, soprattutto per il timore di essere giudicati.

Anche per questo l’analisi di questi dati, pur non avendo valore statistico, può restituire una lettura significativa di quali siano i livelli di informazione e percezione del fenomeno, le necessità e i problemi legati alla prevenzione e al sesso sicuro, al test e, infine, al vivere con l’HIV. Ne esce inoltre confermato il valore svolto in tal senso da associazioni e community, un lavoro che può e deve completare quello dei servizi pubblici, vigilando sulla loro qualità e spronando i decisori politici sulle linee di intervento da intraprendere.

1- SERVIZI DI HELPLINE
Nel corso dei dodici mesi in esame le persone che si sono rivolte ai nostri servizi di HelpLine e supporto sono state 7.110. Come accade da sempre, si tratta prevalentemente di uomini mentre le donne rappresentano poco più del 15% dei contatti.

Percezione del rischio
Nonostante siano particolarmente esposte all’HIV per una serie di fattori biologici, sociali e culturali, le donne, generalmente, percepiscono come più remota l’eventualità di poter contrarre il virus, facendo prevalere gli aspetti relazionali su una corretta percezione del rischio. Negli uomini la paura di contrarre l’infezione è invece, spesso, scatenata da esperienze sessuali al di fuori della coppia e l’urgenza di contattarci è alimentata dal rimorso e dal senso di colpa. In entrambi i casi, la percezione del rischio sembra legata più alla “accettabilità sociale” dei/delle partner e delle proprie scelte di vita che non all’adozione o meno di precauzioni per il sesso protetto.

Le richieste e il livello di conoscenza su prevenzione e vie di trasmissione
Altissima è la domanda di informazioni di base sull’HIV/AIDS: quasi il 60% delle persone ci contatta in merito alle modalità di trasmissione dell’HIV, la maggior parte per una valutazione dei rischi corsi e con riferimento ad un preciso episodio percepito come rischioso.

In particolare, le persone che hanno parlato con noi di un’esperienza vissuta sono state 4.439. Nel 90,2% dei casi si è trattato di un’esperienza di natura sessuale: la maggior parte, uomini e donne, riferisce un rapporto eterosessuale (43,6%); seguono gli uomini che dichiarano di aver avuto un rapporto a pagamento (23,9%) e gli MSM, uomini che hanno fatto sesso con uomini (18,6%). Solitamente i timori sono legati al mancato uso o alla rottura del profilattico, ma, come già detto, sono molte anche le persone che il profilattico l’hanno usato e sono ugualmente molto preoccupate. Poco più del 9% riferisce invece un’esperienza non sessuale: contatti reali o presunti con sangue, contatti con persone Hiv o supposte tali, dubbi sull’impiego di strumentazioni non sterili in contesti sanitari o utilizzo di bagni pubblici.

Riguardo ai comportamenti sessuali, quello che suscita maggiori dubbi è senz’altro il rapporto oro-genitale. Oltre il 32% delle persone che ci hanno contattato hanno espresso preoccupazione al riguardo, ma in più dei due terzi dei casi non è stato corso alcun rischio: il rapporto orale è stato ricevuto (18%) o è stato praticato con il profilattico (oltre il 4%). Dubbi e ansie infondate riguardano anche la masturbazione (9%), i contatti sessuali indiretti (8,5%) e, addirittura, il bacio (4%).

Quello che ne emerge è dunque un livello di conoscenza delle vie di trasmissione e dei comportamenti a rischio molto confuso e, spesso, come si è detto, distorto da forti elementi emotivi. L’esempio più ricorrente è rappresentato da uomini angosciati che ci contattano a seguito di un rapporto a pagamento, convinti di aver contratto l’HIV pur non avendo corso alcun rischio, dimostrazione che l’associazione tra Hiv e mondo della prostituzione è talmente forte e radicata che nemmeno l’uso corretto del profilattico sembra sufficiente a scongiurare il contagio. In sostanza, la mancanza di serie campagne di prevenzione, mirate, non moralistiche, scientificamente corrette, ha contribuito, negli anni, a creare intorno all’HIV/AIDS un sentimento di terrore e paura che non aiuta per nulla l’adozione di comportamenti sicuri e che lascia da sole le persone con le proprie angosce.

Richieste d’informazione sul Test HIV
Dopo le vie di trasmissione, il secondo tema più affrontato, riguarda il test HIV con un importante aumento rispetto alla precedente rilevazione: erano il 19% e ora sono oltre il 46% le persone che ci contattano in merito. Tale incremento è forse collegato all’accresciuta consapevolezza dell’importanza del test e alle campagne di sensibilizzazione svolte, soprattutto, dalle associazioni. Le persone continuano tuttavia ad avvertire la decisione di fare il test come un passaggio delicato e fonte di ansia. Ad alimentarla, le barriere che ancora ostacolano un sereno accesso a questo accertamento diagnostico (mancata garanzia di anonimato, richiesta di ricette, paura di essere riconosciuti nei piccoli centri) e le informazioni spesso discordanti e poco chiare sui tipi di test disponibili e sul periodo finestra.

Solo la metà del campione complessivo, 3.517 persone, ha esplicitato di aver fatto il test almeno una volta nella vita: nella maggior parte dei casi le persone si sono rivolte a una struttura pubblica dove hanno effettuato un test combinato (47,40%). Sono 171, il 5,9%, le persone che ci hanno riferito di aver fatto l’auto-test acquistato in farmacia, chiedendoci poi ulteriori informazioni o supporto. Questo dato conferma come l’introduzione dell’auto-test possa, certamente, contribuire all’emersione del sommerso ma ci segnala anche il rischio che le persone possano sentirsi sole e smarrite nel momento dell’esecuzione, che resta ragione di forte stress a prescindere dall’esito. Dieci le persone che hanno dichiarato di aver avuto un esito positivo a questo tipo di test e che abbiamo supportato e orientato.

Richieste d’ informazione sul vivere con l’Hiv. Il peso dello stigma
Le persone con HIV che hanno chiamato i nostri servizi sono state 903, il 15% dei contatti complessivi. Tra queste, l’81%, ha riferito di essere in terapia antiretrovirale. La percentuale di persone che dichiara di essere in trattamento ART, nel corso degli anni, è andata progressivamente aumentando. I dati generali ci dicono tuttavia che resta, sia pure di poco, ancora di sotto il 90% auspicato dalle agenzie internazionali.

Il tema più trattato dalle persone con HIV è quello delle terapie (34%), seguito immediatamente dagli aspetti emotivi e relazionali del vivere con l’HIV (31%). L’ordine s’inverte e le percentuali salgono se consideriamo le persone che hanno da poco ricevuto la diagnosi: nel 45% dei casi il tema centrale riguarda gli aspetti emotivi e relazionali e per il 37% le terapie. Per chi scopre di aver contratto il virus, dunque, i timori di venire isolati, giudicati, stigmatizzati, sono ancora più forti di quelli legati alla propria salute. E’ il segno di quanto nel nostro paese permangano, nei confronti delle persone con HIV, discriminazioni e pregiudizi inaccettabili, vere e proprie barriere per il raggiungimento di un adeguato benessere psico-fisico.

Diritti
Indicativo è il numero di persone, il 23% circa, che si sono rivolte alle nostre sedi chiedendo informazioni o segnalando questioni attinenti la sfera dei diritti: cinquantasette le persone che ci hanno contattato in merito a questioni di privacy, ventuno riguardo alla richiesta del test Hiv in ambito lavorativo e diciannove quelle che hanno riportato episodi di discriminazioni. Ventuno le persone ci hanno consultato in vista di un soggiorno all’estero, spesso legato a una necessità lavorativa, per avere informazioni e consigli in merito alle restrizioni e ai divieti per l’ingresso delle persone con HIV che molti paesi ancora adottano. Circa un centinaio di persone, infine, ci hanno chiesto informazioni sulla legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili) e sulla 104/92 (Legge - quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone con handicap).

2- SERVIZI DI TESTING
L’esperienza LILA nell’offerta di test rapidi in contesti non ospedalizzati in ottica CBVCT (Community-based voluntary counselling and testing), è iniziata nel 2010 e nel corso degli anni successivi si è andata consolidando attraverso la partecipazione a due sperimentazioni nazionali promosse dal Ministero della Salute e dall’adesione, fin dal 2013, alla HIV European Testing Week. Le équipe LILA operano nel rispetto del protocollo EuroHIV EDAT/COBATEST promosso dalla Commissione Europea, offrendo in forma anonima e gratuita test per HIV e anche per altre IST (Infezioni Sessualmente Trasmissibili) in raccordo con i centri clinici territoriali di riferimento. Moltiplicare e differenziare le modalità di offerta del test HIV è, lo ricordiamo, fortemente raccomandato dalle agenzie internazionali che considerano il test e l’accesso tempestivo alle terapie una delle azioni-chiave per debellare il virus.

Nel corso del periodo d’osservazione, nove sedi LILA hanno promosso e offerto test all’interno dei propri spazi associativi oppure in luoghi di aggregazione e/o di maggiore frequentazione e presenza di persone appartenenti alle popolazioni maggiormente vulnerabili all’HIV, quali gay venues e locali per MSM, servizi per le dipendenze e servizi per migranti, oppure in concomitanza con particolari eventi.

Complessivamente, nel periodo che va dal 1 ottobre 2016 al 30 settembre 2017, nelle sedi LILA sono stati eseguiti 1.659 test. Le persone che si sono rivolte ai nostri servizi di testing sono per due terzi maschi (66,79%). Tutte le persone che hanno eseguito il test hanno anche ricevuto un colloquio di counselling personalizzato e dunque una preziosa e approfondita opportunità di prevenzione e informazione.

Rispetto ai comportamenti sessuali riferiti da chi si è sottoposto al test, il 56,78% era di tipo eterosessuale, mentre il 38,8% del totale dei contatti si è dichiarato omo e bisessuale.

Lo scarso ricorso al test
Molto alta la percentuale di first test: ben 758 persone, ossia il 45,69% del totale. Si è trattato cioè, per quasi la metà delle persone, del primo test per l’HIV eseguito nella vita, una tendenza che conferma, drammaticamente, la scarsa propensione al test nel nostro paese e una generale sottovalutazione dei rischi corsi. Lo stesso dato sottolinea anche però come l’offerta di test in contesti de-medicalizzati, senza richiesta di documenti, in ambienti non giudicanti e con l’offerta di counselling, possa incoraggiare chi non ricorrerebbe ai servizi tradizionali.

Su 1.659 test eseguiti, dodici hanno dato esito “reattivo”. Sono dieci le persone che, anche con un nostro accompagnamento, si sono certamente recate presso i centri clinici per l’esecuzione del test di conferma ematico che, nella totalità dei casi, ha dato esito positivo. Le persone sono state poi prese in carico dai centri. Tutti i dodici test reattivi sono stati riscontrati in maschi con un’età media di 38,8 anni. Tra loro, uno su tre, durante i colloqui di counselling, ha dichiarato di non aver mai eseguito un test HIV in precedenza.

Diagnosi tardive
Essendo rimasti in contatto con buona parte delle persone risultate positive ci è noto, inoltre, che 5 di queste, al momento dell’esecuzione della prima conta linfocitaria, avevano una media di circa 400 CD4 (anticorpi), e dunque un sistema immunitario già piuttosto colpito. Tra queste, due persone erano addirittura sotto la soglia dei 200 CD4 e dunque già in fase di AIDS, mentre una terza era prossima a questa soglia. Tre su cinque dunque i “Late Presenter”, cioè persone cui è stata diagnosticata tardivamente l’infezione da HIV e che già mostrano una grave compromissione del sistema immunitario, condizione che ha conseguenze negative sia per la salute del singolo, sia in un’ottica di salute pubblica. Tutte e cinque hanno iniziato la terapia antiretrovirale. In Italia circa la metà delle nuove diagnosi di HIV si configura come “diagnosi tardiva”, un fenomeno che costituisce una grave urgenza di salute pubblica.

3 EDUCAIDS – Interventi in ambito scolastico
Il terzo gruppo di dati ci proviene dal progetto “EDUCAIDS” che la sede di LILA Cagliari svolge negli istituti secondari superiori di Cagliari e provincia fin dal 2010. Si tratta di un percorso di formazione e informazione volto a prevenire l’HIV, ed ora anche le altre IST (Infezioni Sessualmente Trasmissibili,) tra i giovanissimi. Giunto alla sua settima edizione, EDUCAIDS ha raggiunto in questi anni almeno 10mila ragazzi e ragazze ed è sempre più apprezzato sia dai giovani che dai docenti.

I dati che vi illustriamo riguardano agli anni scolastici 2015/16 e 2016/17. Sono tratti dai questionari di ingresso che i nostri volontari somministrano, in modo assolutamente anonimo, ai ragazzi e alle ragazze partecipanti per avere un quadro delle loro conoscenze e delle loro abitudini affettive e sessuali. L’esito dei questionari permette poi di poter modulare al meglio gli specifici interventi di prevenzione. Si tratta, dunque, in questo caso, di risposte a domande e non di racconti “spontanei”.

Seppure a questi dati non possa essere attribuito un valore “statistico” se ne possono trarre indicazioni interessanti sul piano della prevenzione. L’intero progetto EDUCAIDS, nell’arco del suo sviluppo pluriennale, ha riguardato infatti un ampio numero di ragazzi e ragazze pari al 14% dell’intera popolazione studentesca frequentante le scuole secondarie di II grado della Sardegna, stimabile da fonti ISTAT in circa 72mila studenti nel periodo in esame.

Giovani e rapporti sessuali
I questionari, nei due anni scolastici esaminati, hanno coinvolto 3.389 studenti provenienti da istituti di Cagliari e hinterland di età compresa tra sedici e i diciotto anni. Per il 54% si tratta di ragazze, mentre i ragazzi sono il 46%. La metà degli studenti (il 50,2%) ha dichiarato di aver già avuto rapporti sessuali e, tra questi, il 47,4% ha ammesso di non aver usato con costanza il preservativo contro un 25,6% che dichiara di averlo usato sempre. Un’altra fetta consistente, il 27%, ha infine dichiarato di non averne mai fatto uso. Dunque ben il 74,4% del gruppo di studenti preso in esame ha avuto dei rapporti sessuali a rischio.

Una conoscenza dell’Hiv confusa
Per quanto riguarda il livello di conoscenza delle vie di trasmissione e della prevenzione, quasi tutti e tutte (il 98,8%) si sono dimostrati consapevoli del fatto che i rapporti sessuali non protetti siano una via di trasmissione dell’HIV. Percentuali più ridotte, ma non insignificanti, ritengono tuttavia “rischiosi” anche comportamenti innocui come un abbraccio (1,0%) oppure un contatto fisico (4,2%) e perfino il bacio (11,8%). Da considerare che gli studenti potevano fornire in questo caso più di una risposta.

La conoscenza delle vie di trasmissione del virus si dimostra dunque ancora confusa e legata ad un immaginario del “contagio” ereditato, con tutta probabilità, dal mondo degli adulti ma anche mutuato dalla fruizione di alcuni mass-media che ancora rappresentano HIV e AIDS in modo poco accurato o scorretto.

Ai ragazzi è stato anche chiesto se sapessero quali fossero, tra i metodi contraccettivi più usati, quelli in grado di proteggere anche dal virus: il 95,5% è consapevole che profilattico e femidom siano una barriera efficace ma una percentuale non insignificante, il 15%, è convinto che anche la pillola sia in grado di prevenire la trasmissione dell’HIV. La confusione tra metodi di contraccezione e di prevenzione HIV/IST resta, da decenni, una costante in questa fascia d’età. Il profilattico domina come metodo preferito, specialmente dai maschi che non sono coinvolti in una relazione fissa, mentre le coppie tendono a prediligere la pillola anticoncezionale.

Profilattico poco usato

Chi non usa mai il profilattico, o non lo usa sempre, giustifica il proprio comportamento sostenendo che il condom “non serva”, che “non piaccia”, che “sia scomodo”. Una buona parte ritiene sufficiente l’uso di altri metodi contraccettivi o la fiducia nei confronti dei/delle partner anche se non si tratta di una relazione sentimentale, elemento quest’ultimo che tende a sostituire il giudizio soggettivo e/o emotivo sulle persone ad una corretta percezione dei rischi. Reazioni allergiche e difficoltà a mantenere l’erezione coinvolgono una piccola parte degli intervistati. È presente, tra le risposte, anche la questione del costo economico dei profilattici ritenuto troppo alto per diversi intervistati.


sabato 25 novembre 2017

in ricordo di #massimoconsoli; la biografia

Luciano Massimo Consoli era un personaggio poliedrico.

Aveva letto molto e molto viaggiato per conoscere di persona i vari movimenti, giornali, gruppi e personaggi gay e non-gay di tutto il mondo. Ha pubblicato numerosi libri tra saggi storici e religiosi, raccolte di poesia e commedie, tragedie e romanzi, racconti e traduzioni.

Lo hanno descritto per lungo tempo come il "fondatore del movimento gay italiano" :
in realtà, l'unica definizione che gli piaceva era quella di

"segretario di Dio"

Nato a Roma il 12 dicembre 1945 (lo stesso giorno in cui, ventiquattro anni più tardi, nel 1969, scoppieranno le famose bombe a Milano e nella Capitale, e delle quali furono strumentalmente accusati gli anarchici), Massimo Consoli entra giovanissimo in formazioni politiche dove si impegna attivamente fino a ricoprire incarichi direzionali locali presso un partito. In seguito, disgustato, concentra ogni suo interesse nella cultura, dirigendo varie associazioni culturali giovanili.

Scopre la stampa anarchica quasi per caso e ne diviene un assiduo collaboratore, soprattutto de L'lnternazionale, dove impara com'egli sia sempre stato un anarchico senza esserne cosciente. Insoddisfatto della provincia culturale italiana, diventa il "commesso viaggiatore della rivoluzione", errando continuamente per tutta l'Europa e dappertutto creando gruppi di militanti anarchici. Nel 1971, quando a Ragusa, presso le edizioni La Fiaccola vede la luce il suo primo libro Appunti per una Rivoluzione Morale, si trova già da un anno in Olanda, animatore del Gruppo di Solidarieta tra gli Italiani all'Estero e attento studioso dell'organizzazione omosessuale dei Paesi Bassi.

Ad Amsterdam pubblica anche il Manifesto per una Rivoluzione Morale: I'Omosessualità Rivoluzionaria, con interventi dei più autorevoli rappresentanti dell'omofilia europea: la scrittrice francese Françoise d'Eaubonne, il gesuita olandese Jan van Kilsdonk, gli italiani Dario Bellezza e Maurizio Bellotti, il gruppo belga di obiettori di coscienza XYZ, il giornalista Pierre Hahn, ecc. Contemporaneamente, in Svezia, prima su Viking e poi su Revolt, pubblica il suo romanzo 16-22 mentre, in una frenesia pubblicistica e nonostante il poco tempo a disposizione (di giorno lavora come operaio alla Fiat di Amsterdam e la sera pulisce i gabinetti di un ufficio, più tardi farà il facchino al porto, scaricando migliaia e migliaia di riviste per conto di una società che importa giornali da tutto il mondo) collabora con articoli ideologici, recensioni e cronache a tutta la stampa anarchica italiana (I'lnternazionale, Umanità Nova, Volontà, A) e in America a L'Adunata dei Refrattari (The Call of Refractaires), in Danimarca scrive per UNI, organo dell'lnternational Homosexual World Organization, in Svezia per le citate Viking e Revolt, in Francia publica su Arcadie poi su S, poi ancora su Elle et Lui, e così via, fin quando in Italia esce il numero zero del FUORI! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), sul quale, rispondendo a coloro che sostengono essere l'omosessualità un fenomeno di degenerazione piccolo-borghese e fondamentalmente antiproletario, pubblica il polemico articolo: Omosessualità e Rivoluzione.

 Dopo il FUORI! esce Con NOI che, in breve tempo, Consoli trasforma nel portavoce del CIDAMS (Centro Italiano per la Documentazione delle Attività delle Minoranze Sociali), la prima vera e propria organizzazione nazionale degli omosessuali nel nostro paese. Intanto, dapprima sulla stampa internazionale, poi su quella italiana, Consoli viene definito l'"ideologo del movimento omosessuale" del nostro Paese. Dal Corriere della Sera a Panorama, da L'Espresso a Momento Sera, dal Messaggero ad Aut a Paese Sera... e così via, anche i nostri giornali si accorgono che esistono gli omosessuali.
Attualmente Massimo Consoli è Presidente dell'Istituto Italiano di Storia Sociale e Segretario Nazionale del CIDAMS. Dirige inoltre la giuria del premio internazionale "Triangolo Rosa - Pier Paolo Pasolini" che il 2 novembre (nell'anniversario della morte del poeta) è riservato all'autore dell'opera letteraria che maggiormente contribuisca all'evoluzione morale, sociale e civile degli omosessuali; dirige anche la commissione preparatoria del Tribunale Internazionale per i crimini contro l'omosessualità, (TIPCCO), che avrà la funzione di giudicare quegli Stati che ancora conservano una legislazione omosessuorepressiva.

[da 'Carte Segrete' n. 27, Gennaio-Marzo 1975, pagg. 97-103, Luciano Massimo Consoli]

" Mio padre diceva sempre che dovevo la vita alla portiera dello stabile di via Galvani, dov'ero nato il 12 dicembre del 1945, un mercoledì, alle 8.00 del mattino […]

Essere nato di mercoledì ha, oggi, un'importanza particolare per me, dopo aver scoperto che in questo giorno fu creata la luce.

Mio padre diceva di avermi battezzato con il primo nome di Luciano perché così si chiamava il più stretto amico della sua giovinezza. Mia madre la pensava diversamente […] avevano optato per il giorno successivo […] in cui ricorreva Santa Lucia […] secondo la Maga di piazza Navona […] mi chiamavo Luciano perché destinato a portare la luce, cioè la verità, alle genti, a illuminare i popoli. I miei erano stati guidati dalla mano di Dio […] mi piaceva scegliere tra le tante spiegazioni possibili del mio nome […]

Mamma […] mi aveva dato a balia a una signora che aveva appena partorito. I miei mi venivano a trovare tutti i giorni […] portavano […] borse piene […] della nostra ditta ai Mercati Generali […]

La portinaia […] li accompagnava […] mi si era affezionata fin dal momento della nascita.

Un giorno […] disse ai miei genitori : << Quella mignotta non dà niente al pupo […] er pupo me ce more da quella zozzona là! >> "


[da "Affetti speciali", Luciano Massimo Consoli, Massari Editore]

PUBBLICITA' - GIORDANO