BOTTONI [1]

BOTTONI [2]

mercoledì 5 settembre 2018

è morto Andrea Berardicurti; addio alla " Karl Du Pignè " !


sei e sarai sempre "favolosa", Andrea ! ti vogliamo bene.

e grazie, grazie per aver impreziosito le nostre lotte e il cammino di ognuno di noi.

continuiamo noi, anche se sarà tutto molto più noioso.

un abbraccio grande ai compagni e alle compagne del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.

Paolo Violi






sarà allestita giovedì 6 settembre, dalle ore 10.00 alle ore 13.00  presso la sede del Circolo di Cultura Omosessuale ‘Mario Mieli’ in via Efeso n. 27A la camera ardente di Andrea Berardicurti. la cerimonia di commemorazione inizierà alle ore 15.00 sempre nella sede del di Cultura Omosessuale ‘Mario Mieli’.


lunedì 4 giugno 2018

Gajamente Critical Forum Glbtq è in vacanza


… ci becchiamo a settembre; buone vacanze !


Vi ricordiamo però i prossimi appuntamenti “estivi”
  
Fino ad agosto #gaypride in tutta Italia; scopri le date e dove su
ondapride.it



Il prossimo undici luglio ricorderemo Paolo Seganti.

Nella notte tra l´undici e il dodici luglio 2005, all´interno del Parco delle Valli (Montesacro), Paolo Seganti veniva torturato e ucciso perché gay. Aveva 35 anni, operava per gli altri e il suo assassino non è mai stato consegnato alla giustizia.


L´omicidio scosse profondamente la comunità lesbica, gay e trans romana e italiana che reagì contro la violenza omofoba con una fiaccolata in Campidoglio alla presenza delle Istituzioni cittadine.

A undici anni di distanza dalla sua morte vogliamo ricordare ancora Paolo, perché quello che è successo a lui non avvenga mai più e per ricordare, con lui, tutti gli uomini e tutte le donne omosessuali e transessuali vittime dell´omofobia e della transfobia, tutte le persone che subiscono violenze.


Ad agosto due gli appuntamenti commemorativi per la “comunità varia” tutta.

Il 15 agosto, i compagni e le compagne di Gajamente Crtical Forum Glbtq si recheranno al Cimitero 'Flaminio' di Prima Porta a rendere omaggio ad Anselmo Cadelli.


Anselmo Cadelli; sardo, 50 anni, una vita avventurosa dietro le spalle. Anselmo Cadelli appartiene alla seconda generazione del movimento gay italiano. Tra le tante cose che ha fatto, c'è da ricordare che fu lui, il 12 luglio del 1978, a dirigere l'occupazione della palazzina in via Campo Boario n. 22, quella che diventò l'ormai mitica (e la prima) "Gay House" e dalla quale l'"Ompo's" [ la più antica associazione culturale gay ] venne scacciato perché i lavori di ristrutturazione dell'ex mattatoio sarebbero dovuti cominciare da lì a pochi giorni. Molteplici le sue iniziative insieme al suo amico sodale Massimo Consoli. autore e regista del film-documentario sul lager di Sachsenhausen.

Se volete ricordare Anselmo assieme a noi, se non avete nulla di meglio da fare, l'appuntamento è alla sua lapide al Cimitero 'Flaminio' di Prima Porta in tarda mattinata, intorno alle ore 11.00 .


[riquadro n.113 bis, fila n.53, fossa n.3]

Anni fa, Alba Montori (Associazione “Fondazione Luciano Massimo Consoli”) si occupò personalmente del recupero e del restauro della lapide.


Invece, il 26 agosto prossimo ricorderemo il “nonno frocio”; Karl Heinrich Ulrichs.

Ulrichs nato il 28 agosto 1825, eroe della lotta di emancipazione e liberazione omosessuale, che consideriamo il "Nonno Gay" del movimento di liberazione omosessuale mondiale.



L'appuntamento è per tutti alle ore 12.00 davanti all'ingresso principale del Cimitero Monumentale de L'Aquila [piazzaOlivetani], dove visiteremo la sua tomba.

maggiori informazioni su saichetuononnoeragay.blogspot.it, sites.google.com/site/saichetuononnoeragay, facebook.com/saichetuononnoeragay.

"Fino al momento della mia morte guarderò con orgoglio indietro a quel giorno, 29 agosto del 1867, quando trovai il coraggio di lottare faccia a faccia contro lo spettro di un'antica idra irata che da tempo immemorabile stava iniettando veleno dentro di me e dentro gli uomini della mia stessa natura. Parecchi sono stati spinti al suicidio perché tutta la loro gioia di vivere era sciupata. Infatti, sono orgoglioso di aver trovato il coraggio di assestare a questa idra il colpo iniziale del pubblico disprezzo"

Attraverso letture ed interventi ricorderemo il suo incredibile coming-out, in occasione del suo 42° compleanno, probabilmente il più drammatico e coraggioso della storia GLBTQ, oltre che il primo di cui abbiamo notizia, che gli è costato persecuzioni, esilio, povertà.

Lo ricorderemo per rinnovare il nostro impegno a lottare concordemente assieme per far sì che l'omofobia, "antica idra irata" scompaia al più presto e definitivamente dal costume sociale.







via al #RomaPride, dal 2 al 9 giugno all'insegna dell'antifascismo

Presentato ieri il 24esimo Roma Pride, dedicato quest’anno al tema della resistenza e dell’antifascismo.

“La campagna di quest’anno - ha spiegato il portavoce Sebastiano Secci -  vuole attualizzare il tema dell’antifascismo, in opposizione alla campagna elettorale più densa di messaggi d’odio, xenofobia e omofobia che si ricordi in Italia, stando a quanto dichiara Amnesty International”.

“Noi non sapevamo che stavamo facendo la liberazione anche per voi”. Queste sono state le parole, riportate dallo stesso Secci, con cui Tina Costa, staffetta partigiana e volto storico dell’Ampi, ha accettato di essere testimonial della campagna realizzata dal fotografo Fausto Podavini e da Alessia Crocini.

La grande parata prevista per il 9 giugno sarà preceduta da una settimana di eventi, arte e musica presso la Gay Croisette, organizzata quest’anno nel quartiere prendeste, in Via Biordo Michelotti. Tra gli ospiti più attesi Susanna Camusso, Monica Cirinnà, Franco Grillini, che parteciperà insieme a Daniele Viotti all’iniziativa promossa da Gaynews il 7 giugno sulle leggi antidiscriminazione nei vari paesi europei.

Tema caldo della giornata è stato certamente la chiusura della sindaca Raggi alla trascrizione dell’atto di nascita di una bimba con due mamme. L’assessora comunale Baldassarri, presente all’incontro, ha dichiarato che il comune avrebbe  una interlocuzione con il ministero degli interni a proposito:

“Vogliamo realizzare atti che siano difendibili in tutte le sedi e su questo tema c’è un vuoto normativo sul quale va coinvolta anche l’associazione dei comuni d’Italia”.

Alla domanda di Gaynews su come pensano di relazionarsi su questo tema con un futuro ministro degli interni leghista, Baldassarri ha replicato: “Non è solo il ministero degli interni a decidere ma anche l’avvocatura dello stato. Non è solo una questione di orientamento politico. L’impegno che posso prendere oggi è quello di iniziare a confrontarmi anche con le Famiglie Arcobaleno”.

A questo proposito, Marilena Grassadonia, presente sul palco, ha replicato che fino a questo momento non aveva avuto modo di interloquire con la sindaca su questo tema e che non era a conoscenza di alcuna interlocuzione in merito con il ministero, ribadendo infine determinazione ad insistere nei tavoli istituzionali per ottenere risultati concreti.

Tra gli interventi anche i rappresentanti di AMPI, V Municipio, della Regione Lazio, con il Vicepresidente Massimiliano Smeriglio che ha annunciato la presenza in parata del Presidente Zingaretti.


   




#GovernoConte e diritti Lgbt : prepariamoci al peggio

Adesso che il peggio sembra passato, riguardo la crisi politica degli ultimi tre mesi, prepariamoci al peggio. La notizia che fa discutere, nelle ultime ore, è l’affondo del ministro Fontana contro le famiglie omogenitoriali. Non che la cosa sorprenda, da un governo a trazione leghista: a leggere il “contratto” di governo – nome dietro cui, attraverso la consueta alchimia lessicale, si nasconde l’alleanza politica tra Salvini e M5S – non ci si poteva aspettare altro.

Tralasciando per ora la natura (omofoba) di certi personaggi, tornerà utile soffermarsi sulle reazioni interne alla comunità Lgbt rispetto alla situazione politica attuale. Il nostro mondo, infatti, fornisce un punto di osservazione privilegiato per analizzare il presente e per metterne in luce alcuni aspetti su cui intervenire per invertire la rotta di quello che si configura come generale imbarbarimento del vivere civile.


Va messo sotto i riflettori il comportamento di chi, da militante, ha votato e sostenuto il M5S e che oggi esulta per il nuovo governo. Sembra così riproporsi l’antico male di certo attivismo arcobaleno: la presenza di attivisti/e gay, lesbiche e trans non diventa occasione far entrare nel partito prescelto le nostre istanze, bensì per permettere al soggetto politico in questione di “calmierare” richieste e offerta politiche. Il tutto, conferendo al partito l’etichetta friendly. Traducendo: è pink washing. È successo ieri con Ds e Pd, accade oggi con il partito di Grillo.

Chi si dice (almeno a parole) a favore di matrimonio, genitorialità, lotta all’omo-transfobia, ecc, oggi sembra felice del fatto che al potere ci siano personaggi che mandano in visibilio le forze omofobe: quelli per cui il gender è “sterco del demonio”, giusto per capire con chi stanno andando a nozze i militanti Lgbt e pentastellati. E sconcerta la loro totale impermeabilità agli insulti di quei personaggi e ai moniti di chi gli fa notare la carica omofoba del governo per cui fanno il tifo. Incondizionatamente. È tutto bello, è tutto giusto. Non si discute. Appunto.

Qualche settimana fa, sulle pagine di Gaypost.it, ho lanciato una provocazione. Suggerivo a chi milita dentro il M5S di restarsene a casa, in occasione dei pride a venire, e di riflettere un po’ sull’opportunità della loro presenza in piazza e nel loro partito. Perché al momento attuale, una cosa esclude l’altra. A governo fatto, me lo chiedo ancora. Si badi: non è un invito a cacciar via nessuno. Ognuno risponde alla propria coscienza ed è libero, almeno per ora, di fare ciò che vuole. È, semmai, un problema di coerenza.

Perché per cosa mai potrebbe scendere in piazza, chi milita oggi nel M5S? Per andare contro il proprio governo, che si è già espresso contro le famiglie arcobaleno, o per celebrare la propria irrilevanza dentro un partito che ignora le nostre istanze? Per quanto mi sforzi, al momento non trovo una sola ragione che obbedisca alla logica per cui chi fa politica con i 5S possa anche condividere certe lotte. E porsi di fronte a questo tipo di contraddizioni è una delle tante declinazioni di una parola molto cara ai grillini: onestà.

Se l’ambiguità pentastellata è un grosso problema, faremmo un torto alla storia se non andassimo all’origine dello status quo. Il niet di Renzi all’alleanza con Di Maio, a suon di hashtag quali #senzadime, è il piatto di portata del frutto avvelenato che la politica attuale ci sta servendo a tavola. E l’ombra gettata sulla serenità delle famiglie arcobaleno, bimbi inclusi, da Fontana e Salvini – quest’ultimo, pare, crede che tra le nostre istanze ci sia quella di sostituire i termini “papà” e “mamma” con genitore 1 e 2, giusto per capire gli esatti termini della tragedia in corso – è conseguenza specifica di un fatto: Renzi, contrariamente a come ha agito su articolo 18, legge elettorale e referendum, non ha puntato i piedi sulle stepchild adoption. Se avessimo avuto un governo più serio e risoluto, in merito, oggi racconteremmo una storia diversa.

Un ulteriore aspetto riguarda il fuoco amico contro le famiglie (di padri gay soprattutto), provenuto dalla comunità stessa. Negli ultimi anni abbiamo assistito ai tentativi di singole associazioni (vedi Arcilesbica) e di singoli personaggi, da ex presidenti di Arcigay ad ex deputate lesbiche mai più rielette, di screditare l’omogenitorialità riducendola a compravendita di bambini. Mentre le forze populiste stringevano alleanze con il potere patriarcale, a Milano si facevano striscioni con su scritto “Vendola comprola”, alludendo al cosiddetto “utero in affitto”. Sarebbe, insomma, il caso di smetterla. E di crescere.

Tali storture coincidono con la narrazione che la politica attuale – populista, xenofoba e nemica delle istanze Lgbt – sta preparando per noi. Da questa realtà bisogna dunque ripartire, attraverso un attivismo più radicale, vigile e implacabile, che rappresenti la “nuova resistenza” da cui far rinascere il nostro Paese. Il tempo di sgranocchiare confetti, dopo la legge sulle unioni civili, è definitivamente finito. Il nostro movimento è posto di fronte a questa grande responsabilità storica.

Dario Accolla


   






" le #famigliearcobaleno non esistono "

Le affermazioni del neoministro leghista Lorenzo Fontana sulla non esistenza di altre famiglie, che non siano quelle tradizionali, sono del tutto sbagliate esattamente come il nome del suo dicastero che dovrebbe chiamarsi Ministero delle famiglie.

Fontana forse vive in un mondo a parte di qualche secolo fa. Sarebbe meglio che si svegliasse e si rendesse conto che esiste la modernità dove ognuno costruisce, spesso faticosamente, la propria vita familiare contribuendo così alla coesione sociale e al benessere collettivo. Ogni famiglia di qualsiasi tipo è un bene per la società.

Farebbe bene a studiare la sentenza cosiddetta “Oliari” (dal nome di uno dei ricorrenti) del 21 luglio 2015 con cui la Corte europea dei diritti umani ha condannato all’unanimità l'Italia per violazione dell'articolo 8 della Convenzione dei diritti dell'uomo. Quello, cioè, sul "diritto al rispetto della vita familiare e privata". Stabilendo, inoltre, che lo Stato dovrà versare a ognuno dei ricorrenti 5mila euro per danni morali.

Il ministro sembra, in realtà, ignorare la pluralità di modelli familiari come desumibile da principi costituzionali e ribadita da numerose sentenze a partire da quelle della Cassazione. È di alcuni giorni fa il verdetto della Suprema Corte che non solo ha riconosciuto la validità del provvedimento francese a favore di Giuseppina La Delfa e Raphaëlle Hoedts in riferimento alla reciproca adozione dei rispettivi figli biologici ma ha anche respinto ogni pregiudizio di omogenitorialità. La stessa legge 76/2016 (legge Cirinnà) fa riferimento in un passaggio alle coppie unitesi civilmente, anche in presenza di figli, come “famiglia”.

È pur vero che le affermazioni odierne di Fontana sull’inesistenza delle famiglie arcobaleno non sorprendono poi del tutto. Sono infatti note le dichiarazioni, da lui rilasciate nel 2016, sulla famiglia naturale sotto attacco da parte dei gay.

Verrebbe da chiedere al ministro a quale concetto di natura si riferisce nel parlare di “famiglia naturale”. Ad Aristotele? A Tommaso d’Aquino? A Giusto Lipsio? A Spinoza? A Kant? A Baumann? In realtà Fontana con le sue affermazioni paga lo scotto non solo a personali convinzioni passatiste ma anche a quei gruppi cattoreazionari, dal Family Day a CitizenGo, che hanno sostenuto elettoralmente il programma xenofobo, razzista e discriminatorio di un partito come la Lega.

Non esiste un solo modello familiare e, questo, non da oggi. Una riflessione sul concetto di familia in epoca romana e medievale nonché l’estensione dello stesso a entità diverse, come ad esempio quello di “famiglie religiose” con riferimento a frati e suore, lo potrebbe aiutare in tal senso.

Ciò detto, un ministero della Famiglia, per dirsi tale, dovrebbe dunque cercare in tutti i modi di allargare il concetto di vita familiare visto che viviamo in un mondo dove ci si sposa sempre di meno e dove i nuclei familiari sono sempre più ristretti. Che senso ha escludere e discriminare tutti coloro che non sono eterosessuali, che non sono sposati o che non hanno figli? Una follia, peraltro molto minoritaria nella società.

Le affermazioni di Fontana sembrano preludere a una stagione di campagna diffamatoria e di azioni umilianti nei confronti non solo delle persone Lgbti ma anche nei confronti delle donne libere (i riferimenti odierni al tema dell’aborto ne sono una riprova). Cosa, questa, possibilissima anche senza toccare i diritti fondamentali conquistati finora. È ben noto come tali posizioni politiche abbiano ricadute negative in termini di malessere e di atti omo-transfobici. Non c'è peggiore politica di quella che calpesta la dignità dei suoi cittadini e cittadine.


Per questo motivo lanciamo oggi una sfida al ministro Fontana: ci riceva e ascolti le nostre ragioni che sono quelle dei diritti universali di qualsiasi coppia tanto etero quanto omosesauale. Che sono quelle della coesione sociale e del bene comune.

in #Brasile, una marea arcobaleno al #Pride di San Paolo

Oltre venti carri, musica e bandiere rainbow hanno caratterizzato il Pride di San Paolo del Brasile, giunto quest’anno alla sua 22° edizione.

Lungo Avenida Paulista si sono riversate oltre 2.000.000 di persone (centinaia di migliaia secondo la polizia militare) per quella che è considerata la più grande marcia dell’orgoglio Lgbti. Marcia che, quest'anno, si è caricata anche di un significato particolare: il ricordo dell'attivista Marielle Franco, freddata con tre colpi di pistola, la notte del 15 marzo scorso, insieme col suo autista Anderson Pedro Gomes.

A organizzare ancora una volta la parata, come accade da quattro lustri, l’ong APOGLBT SP (Associação do Orgulho Lgbt de São Paulo), che ha scelto come tema per il 2018 quello delle elezioni generali. Elezioni, che si terranno in Brasile nel prossimo ottobre. Slogan del Pride è stato infatti: Potere per gli Lgbti. Il nostro voto, la nostra voce.

Claudia Regina, presidente dell'APOGLBT SP, ha affermato al riguardo che obiettivo della marcia dell'orgoglio è stato quello di «allertare la comunità arcobaleno circa l'importanza di scegliere con cura i propri candidati».


   









   


due #primiministri omosessuali per #Irlanda e la #Serbia

Si può convivere con persone molto diverse per tradizioni, convinzioni e origini etniche? Naturale che si possa, anche se politici e cittadini comuni in molte nazioni del mondo sembrano volerci convivere del contrario. Poi accade che la cena per celebrare la fine del ramadan al Centro culturale islamico di Dublino veda la partecipazione di Leo Varadkar, nuovo Taoiseach (primo ministro irlandese) di origini indiane e gay dichiarato, e che le cose vadano alla perfezione.

Sebbene anche il precedente premier avesse visitato il Centro islamico, la visita di Varadkar era nel mirino degli islamofobi, pronti ad attaccare i musulmani che avessero creato problemi. Ma l’imam Hussein Halawa, che ha ringraziato per il meraviglioso gesto di partecipare a questa importante cerimonia, ha messo a tacere le critiche: richiesto di un parere sull’omosessualità dell’interlocutore, ha risposto semplicemente che la sua comunità “vive in Irlanda e che in Irlanda questo è consentito dalla legge”.

Halawa ha ammesso anche che i musulmani irlandesi si sono opposti al matrimonio tra persone dello stesso sesso (“perché la nostra interpretazione di famiglia è basata su un uomo e una donna”) e ha detto che un omosessuale che continua a praticare questo peccato è come se rinunciasse all’islam.

Dal canto suo il primo ministro ha messo in guardia i suoi connazionali dall’islamofobia crescente: “Dobbiamo essere tutti vigili contro ogni estremismo e non permettere che la minaccia del terrorismo ci porti a limitare la libertà delle persone o a creare barriere tra le diverse comunità. È una cosa che non accetterò mai” [The Irish Times].

Nei Balcani intanto un’altra persona omosessuale, Ana Brnabic, è stata nominata prima ministra in Serbia. Nonostante l’entusiasmo dei media europei, c’è un po’ di scetticismo: la scelta sembra essere stata fatta più per compiacere l’Unione Europea, a cui la Serbia aspira ad aderire, che per vera convinzione, tanto più che Brnabic è stata nominata per l’impossibilità del presidente Aleksandar Vucic di ricoprire anche la carica di primo ministro. Secondo i molti critici, la donna  sarà poco più di una marionetta nelle mani del presidente [Balkanist].

Intanto nel paese, dove le marce per l’orgoglio LGBTQIA (lesbico, gay, bisessuale, trans, queer, intersessuali e asessuali) sono tradizionalmente in settembre, sabato scorso si è svolta una manifestazione scissionista di tre organizzazioni che contestano alla parata ufficiale di aver abdicato alle richieste di uguaglianza e rispetto e di essersi accontentata, dopo gli incidenti verificatisi fino al 2013, del fatto che il Pride sia stato negli ultimi anni senza incidenti (anche in questo caso i critici attribuiscono una maggiore attenzione della polizia su questo fronte proprio alla necessità di salvaguardare la domanda di adesione del paese all’UE), abbandonando la funzione di lotta e le rivendicazioni [Balkan Insight].

Purtroppo, invece, per quello che riguarda i diritti le buone notizie appaiono ben lontane: quale che sia tra gli attivisti  il gruppo più forte, la politica non sembra aver intenzione di mettere le questioni di parità all’ordine del giorno. Per ora ci si accontenta del valore simbolico della premier lesbica.


Michele Benini





mercoledì 16 maggio 2018

il Comune di #Roma censura il manifesto #stopaborto di #CitizenGo

"Alla fine è giunta la censura, Roma Capitale ha notificato ieri sera la diffida alla società concessionaria per la rimozione della campagna #stopaborto di CitizenGo". Lo fa sapere in una nota la stessa CitizenGo annunciando la nuova campagna, "con nuovi manifesti ed immagini sui social, sempre sotto l'hashtag #stopaborto, questa volta in occasione del 17 maggio, giornata internazionale contro l'omofobia".



Manifesti su cui, viene spiegato nella nota, campeggia una coppia che attende l'arrivo di un bambino e lo slogan 'I diritti civili nascono nel grembo materno'. "Per ricordare - viene spiegato - coloro che i diritti civili non li hanno mai avuti: i bambini abortiti".

Secondo quanto riferisce CitizenGo, Roma Capitale si è appellata "al comma 2 dell'articolo 12 del Regolamento della Pubblicità, che cita 'è vietata l'esposizione pubblicitaria il cui contenuto sia lesivo del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili...' un articolo che, per come è posto, - prosegue CitizenGo - mette in mano all'amministrazione comunale uno strumento di censura a tutti gli effetti, lasciando ampi spazi di interpretazione".

Secondo Filippo Savarese di CitizenGo, "la censura politica del Comune di Roma è un attacco senza precedenti alla libertà di espressione di chi difende la vita dal concepimento alla morte naturale. Di fatto, si dice che oggi non è lecito fare campagne contro l'aborto a Roma a pena di sanzioni amministrative. E' una violazione delle libertà costituzionali inaudita, che dimostra l'esistenza di un regime di pensiero sui temi bioetici che non tollera diversità di vedute". CitizenGo invita tutti i cittadini "indignati per questo scandalo ad essere presenti alla Marcia per la vita sabato 19 maggio a Roma (Piazza della Repubblica ore 15)".












non si scherzi sulla pelle delle #donne

"Non si scherzi sulla pelle delle donne!" Il manifesto apparso in queste ore a Roma è semplicemente osceno. Su sfondo nero spicca una frase che definire vergognosa è poco: "L'aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo".
Si tratta di un'ennesima provocazione contro una legge dello stato, la 194, che lascia libera la donna di scegliere se proseguire o meno la gravidanza. Questa volta la campagna è portata avanti dalla Fondazione CitizenGO. Pochi mesi fa, invece, un altro manifesto, rimosso dalla sindaca Virginia Raggi, cercava di far sentire in colpa le donne che decidono di abortire. Come ha ben ricordato la Cgil nazionale, in Francia, fare pressioni di questo tipo è un reato.

Io dico giù le mani dalla 194, che è una legge di libertà, che tutela la salute della donna e che ha permesso di contrastare efficacemente l'aborto clandestino. Anche in provincia di Biella, di recente, sono spuntati dei manifesti ProVita. Ad appenderli è stata una donna, una sindaca. Il fenomeno inizia a diventare preoccupante. Chi fa pressioni indebite, rivendica il diritto a manifestare il proprio pensiero, ma più che altro, vista l'insistenza, sembra volerlo imporre. Vorrei ricordare che essere liberi di dire la propria, non significa offendere gli altri e intromettersi in scelte personali. E il manifesto anti-aborto insulta e cerca di far sembrare criminale ciò che invece non lo è, in un momento di fragilità.

Soprattutto, ritengo dannoso accostare un problema serio come il femminicidio, all'interruzione di gravidanza. Vorrei lanciare un appello a tutte le italiane che trovano offensivo il manifesto di CitizenGo: fate sentire la vostra voce. Non state zitte.

Al Salone del libro di Torino, ho dialogato con l'attivista delle Femen, Inna Shevchenko, che per le sue posizioni è stata anche in carcere. Lei ha detto qualcosa che condivido: "C'è chi vuole che le donne siano belle, sorridenti e soprattutto zitte." Invece è importante parlare, dire quello che ancora non va, rivendicare i propri diritti. Soprattutto è importante difenderli. Non diamoli per acquisiti. Come si conquistano, se non si presta attenzione, si possono anche perdere. Che il Comune di Roma rimuova i manifesti. Diciamo tutte insieme no a chi ci vuole riportare nel Medioevo.


Monica Cerutti

#Regeni : con nuovi video possibile un passo in avanti verso la verità

In queste ore al Cairo, dove sono arrivati ieri gli inquirenti italiani che indagano sulla morte di Giulio Regeni, sono iniziate le operazioni di recupero dei video delle telecamere di sorveglianza della metropolitana su cui è salito il ricercatore friulano la sera in cui venne rapito, il 25 gennaio del 2016.

A effettuare il recupero delle immagini è un team russo che ha sviluppato un software specifico per ripristinare file video sovrascritti, come avvenuto per quelli registrati il giorno della scomparsa di Regeni. Questo intervento permetterà l'acquisizione di un'enorme quantità di dati, circa 108 terabyte che saranno poi analizzati dagli esperti dei due pool investigativi dei due paesi.

Come chiesto dalla procura di Roma, le immagini estrapolate non riguarderanno solo il tratto compreso tra le stazioni Dokki, nel quartiere dove Giulio viveva e da dove fece l'ultima chiamata prima del sequestro, e El Bohoth, dove era diretto la sera del sequestro, ma l'intero percorso della linea 2 della metro, in un orario compreso tra le 19 e le 21. Ci vorranno 12 giorni per recuperare i video, che saranno consegnati al procuratore Sergio Colaiocco che sta portando avanti l'inchiesta a Roma. L'operazione, si spera, potrebbe esere utile a chiarire i "buchi" che fino a oggi hanno condizionato, limitato, l'indagine.

L'obiettivo della Procura capitolina è passare al setaccio le immagini per evidenziare l'eventuale presenza, in quel lasso di tempo, di qualcuno dei nove agenti della National Security coinvolti nell'inchiesta legata alla morte del ricercatore.

Sempre se i video delle telecamere di sorveglianza non siano stati manomessi. Il dubbio è legittimo visti i precedenti con gli inquirenti egiziani, compresi i tentativi di depistaggio e di intimidazione attraverso l'arresto di consulenti della famiglia Regeni e di attivisti impegnati sul caso. Come è avvenuto l'11 maggio, quando Mohamed Lotfy, fondatore della Commissione egiziana per i diritti e la libertà (Ecrf) è stato arrestato insieme alla moglie Amal Fathy e portati in carcere insieme al figlio di 3 anni. Lofty dopo alcune ore, avendo doppia nazionalità, egiziana e svizzera, è stato rilasciato con il bambino mentre Amal è stata trattenuta per aver pubblicato un video contro le molestie sessuali su Facebook.
Nelle immagini postate, Fathi criticava il sistema egiziano e le istituzioni nazionali ree di consentire violazioni dei diritti delle donne. Le accuse erano rivolte soprattutto ai servizi di sicurezza e alla banca Misr, dove racconta di aver avuto problemi.

Ma ciò che più pesa su questa giovane e coraggiosa attivista è l'essere la moglie di un consulente della famiglia Regeni. La mamma di Giulio, Paola Deffendi, ha avuto per lei parole di profonda preoccupazione e costernazione. Si è detta "molto inquieta" per il suo arresto, una donna innocente,madre di un bambino di tre anni. E nel giorno della Festa della mamma, oltre a ricordare il dolore di Paola, che ha perso un figlio nel modo più atroce possibile, vogliamo sostenere più che mai questa nuova battaglia di verità e giustizia.

"Ciò che è accaduto vuol dire che siamo molto vicini alla verità. Ma la verità non può essere pericolosa per chi la cerca" ha detto nel corso dell'incontro promosso dall'Associazione amico di Roberto Morrione dedicato a Giulio che si è svolto al Salone del libro di Torino nel giorno dell'apertura della Fiera al quale hanno partecipato anche Claudio Regeni, l'avvocato Ballerini e Beppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana.

"Sarei preoccupata per chiunque -ha aggiunto- e lo sono ancora di più per una donna, sapendo quello che possono farle."

Amal è accusata di terrorismo, un reato che in Egitto può portare all'ergastolo e alla pena di morte. Arrestata con il marito e il figlio, poi rilasciati perché hanno la doppia cittadinanza, egiziana e svizzera, è ora rinchiusa nel carcere femminile del Cairo.

Per Amal, per continuare a sostenere la campagna di verità e giustizia per Giulio Regeni, ho raccolto da mamma. Da donna, da giornalista, l'appello di Paola che ha chiesto di affiancarla nello sciopero della fame per chiedere la sua liberazione. I primi a rispondere, i ragazzi del collettivo Giulio Siamo Noi, che quotidianamente ricordano Giulio.

Noi operatori dell'informazione abbiamo, invece, il dovere di restare vigili e raccontare quanto avvenga in Egitto. Attraverso questo blog, intanto, la sottoscritta continuerà a fare pressione affinché anche le istituzioni italiane si facciano carico del caso e si impegnino affinché venga restituita la libertà a Amal Fathy.

Siamo tutti chiamati a animare una scorta mediatica per questa ennesima vittima del sistema giudiziario e di sicurezza egiziano. Come per Shawkan e per i Giulio d'Egitto che non conosciamo.

Antonella Napoli