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giovedì 22 settembre 2016

in Russia, l'omosessualità è ritenuta un male inviato dagli occidentali

Continua in Russia la censura frenetica che sta mettendo sotto pressione la comunità LGBT di tutto il Paese,impedendole di manifestare e spingendola sempre più verso la clandestinità.

Gli estremisti russi affermano che l'omosessualità sia un male inviato dagli occidentali per ridurre la popolazione in forte calo. Fino a poco tempo fa,internet rimaneva uno spazio libero e sicuro per gli omosessuali russi,i servizi di dating sono diventati sempre più popolari,anche nelle remote città della Federazione, ahimé adesso la realtà è cambiata in peggio.

All'inizio di quest'anno,un tribunale della cittadina siberiana di Parabel,senza alcun preavviso o motivazione ha deciso di vietare Blue System,uno dei siti LGBT più popolari del Paese,seguendo la decisione del tribunale,l'agenzia governativa delle telecomunicazioni ha vietato il sito obbligando i provider a bloccare qualsiasi accesso al sito.

“Il Cremlino ha paura dei gay”,ha scritto la redazione del sito in un post sulla sua pagina attiva sul popolare social network russo VKontakte.Alla vigilia delle elezioni per il rinnovo della Duma,il Cremlino ha messo in campo una macchina repressiva senza precedenti che ha colpito il più importante sito gay russo Runet,visitato ogni giorno da 100.000 persone che è stato inserito in una black-list".

Gli attivisti per i diritti umani di Mosca non sono rimasti sorpresi da tali misure intravedendo in esse l'inizio di una nuova ondata repressiva.Nella Russia di Vladimir Putin,gli attivisti gay vengono il più delle volte picchiati o arrestati ad ogni tentativo di manifestare per i propri diritti.Quando il parlamento russo nel 2013 approvò una proposta di legge omofoba che ha vietato qualsiasi tipo di propaganda omosessuale,decine di attivisti si erano dati appuntamento davanti la Duma per un simbolico bacio di protesta.Gli attivisti vennero colpiti con un fitto lancio di uova da parte di manifestanti omofobi,20 attivisti vennero arrestati.

Tanya Lokshina,direttrice per in Russia di Human Rights Watch dichiara che “la legge infame sulla propaganda gay viene usata come strumento per mettere a tacere le persone LGBT”.

Il sito Blue System,può essere letto fuori dalla Russia,lo abbiamo potuto testare noi stessi e la censura può essere aggirata utilizzando una VPN associata ad un proxy.Il sito è stato bloccato perchè pubblicava notizie sulle tante violazioni dei diritti umani,sulle le udienze farsa e sul divieto di manifestazioni gay in tutto il Paese.

All'ìnizio di quest'anno,il sito ha riferito che le comunità LGBT di Murmansk, Arcangelo, San Pietroburgo, e Tula, così come quelle delle città della Crimea di Yalta e Simferopol,avevano chiesto alle autorità russe di consentire loro di marciare in difesa dei propri diritti:ovunque la stessa triste risposta Nyet !.

Oltre a siti anti-governativi e gay,le autorità russe hanno bloccato anche i siti porno YouPorn e PornHub.Come risposta,la comunità dei blogger russi ha deciso di parlare di sesso in maniera esplicita.

La protesta è stata ideata da Daniel Trabun,editor di Espire:“Il governo ha usato un atteggiamento pudico,sterile e conservatore senza nessuna opportunità per il dialogo,ha scritto Trabun sul suo profilo Facebook.

Il sito Blue System viene usato prevalentemente per appuntamenti tra gay,Pavel Lobkov,un importante presentatore russo ha dichiarato al Daily Beast di essere stato il primo presentatore russo a fare coming out e dichiarare pubblicamente in diretta tv di essere sieropositivo e che grazie a Blue System ha potuto incontrare altri sieropositivi.

"Le autorità russe non capiscono che con la loro politica repressiva stanno spingendo le persone LGBT alla clandestinità,questo non farà altro che aumentare la criminalità come è successo in Marocco”,ha concluso Lobkov.

Ma la comunità LGBT non si arrende,come gesto simbolico,due ragazzi apertamente gay si sono candidati alle recenti elezioni per il rinnovo della Duma si tratta di Aleksei Korolyov, 29 anni, e Bulat Barantayev, 33 anni.

“La comunità LGBT russa è in una situazione disperata,”abbiamo bisogno di alleati”,ha detto Korolyov,citato dal quotidiano britannico The Independent.

Secondo il giovane politico,le autorità russe stanno cercando di agevolare il più possibile l'omofobia per ispirare una serie di crimini basati sull'odio. Prima gli LGBT si potevano rivolgere al sito Blue System per avere consigli su come stare al sicuro,adesso questa possibilità non esiste più,almeno per il momento.

Luca Minoli


le dichiarazioni shock del #pastoranderson : “ i gay devono essere condannati a morte perché sono pedofili ”

Il Pastore Steven Anderson,appartenente alla Chiesa Battista di Phoenix è uno degli esponenti religiosi maggiormente omofobi degli Stati Uniti. Choccanti le parole di odio lanciate dal Botswana prima di essere espulso.

Il pastore che aveva già chiesto l'esecuzione di tutte le persone omosessuali mediante lapidazione,celebrò il massacro perpetrato al Pulse di Orlando come parte di una guerra contro “un gruppo di disgustosi pervertiti e pedofili”.

Anderson aveva intenzione di diffondere la sua politica di odio in tutta l'Africa del Sud ma per lui le cose si sono messe subito di traverso,al religioso è stato impedito di mettere piede in Sud Africa prima di essere espulso a sua volta dal vicino Botswana in seguito ad altre deliranti affermazioni.

Intervenendo su Gabz FM,una delle radio più ascoltare del Botswana,il pastore ha incitato gli ascoltatori di mettere a morte tutti i gay e poi deportarli.Anderson ha ribadito ciò che pensa della strage di Orlando:“Non sono triste perchè le persone erano disgustosi omosessuali che la Bibbia dice essere degni di morte,la Bibbia dice che il governo li dovrebbe condannare a morte,quindi perchè dovrei essere triste se la Bibbia afferma che in ogni caso debbano morire?.

Alla domanda se egli sostenesse la pena di morte per gli omosessuali,il pastore ha risposto con un sì deciso:"Io odio gli omosessuali,penso che siano nemici di Dio.

Durante lo show,un ragazzo gay ha messo in discussione le sue dichiarazioni,il pastore ha  continua con il suo turpiloquio:"Non ho intenzione di ascoltare qualcuno che vuole interpretare la Bibbia e dirmi cosa sia giusto o sbagliato, quando non sa nemmeno il posto dove mettere il suo organo riproduttivo,questo ragazzo dovrebbe essere semplicemente ucciso.Questo è ciò che dice la Bibbia,sono sicuro che ama i bambini.Gli omosessuali sono tutti pedofili”.

Il Presidente del Botswana Ian Khama con un provvedimento d'urgenza ha deciso di espellere il pastore estremista dichiarando:"Ho ordinato di prenderlo e portarlo fuori dal Paese.Non vogliamo espressioni di odio nel nostro Stato.Le faccia nel suo”.

Giovanni Lombardo

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la Svezia è il primo paese ad aver quasi neutralizzato l’AIDS

Risultati incredibili: il 90% dei sieropositivi conoscono il loro status, il 99,8% sono sotto trattamento antriretrovirale e il 95% di loro hanno una carica virale pari a zero.

Un gruppo di studiosi svedesi ha appena annunciato che la Svezia è il primo paese al mondo ad aver raggiunto gli standard prefissati da UNAIDS e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nella lotta contro l’HIV, i famosi “90-90-90”, e ad averli addirittura superati.

Gli standard si riferiscono a tre obiettivi: entro il 2020 tutti i membri dell’Organizzazione dovrebbero avere almeno il 90% della popolazione infetta da HIV diagnosticata, almeno il 90% di loro sotto trattamento antriretrovirale e minimo il 90% di loro con carica virale del sangue pari a zero.

La Svezia ha raggiunto gli obiettivi con 5 anni di anticipo e li ha superati: già dalla fine del 2015 il 90% dei sieropositivi conoscono il loro status, il 99,8% sono sotto trattamento antriretrovirale e il 95% di loro hanno una carica virale pari a zero entro i primi sei mesi di trattamento. Questo dato è importantissimo perché è stato ampiamente dimostrato che con carica virale a zero è impossibile trasmettere il virus, persino con rapporti sessuali non protetti; inoltre raggiungere lo standard 90-90-90 sottintende che almeno il 73% di tutte le persone infette da HIV hanno una carica virale neutra.

Gli studiosi sottolineano che, a scanso di equivoci, bisogna anche considerare altri fattori che hanno contribuito al raggiungimento di questo traguardo: la Svezia ha una popolazione sieropositiva molto bassa (solo 6.500 infatti su una popolazione totale di 9 milioni e mezzo) e il servizio sanitario nazionale è gratuito al 100%, il che facilita l’accesso alle cure. Inoltre vi sono leggi che obbligano i laboratori ospedalieri a comunicare e segnalare nuovi casi di HIV al servizio sanitario, obbligando di fatto il neo-sieropositivo al controllo e alla cura.

Il confronto con uno stato come il Regno Unito (se pur con le dovute differenziazioni, prima tra tutte il numero maggiore di abitanti) mostra differenze abissali: il 25% dei sieropositivi in UK è inconsapevole del proprio status e di conseguenza non riceve cure.

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il Ministro @BeaLorenzin, il #fertilityday e le cattive compagnie

Caro ministro Lorenzin, davvero credo che in tanti ,oggi, non sappiano come ringraziarla abbastanza! Ci eravamo appena ripresi dalla campagna "Fertility day" del suo ministero ricordandoci di valere come donne ed esseri umani solo facendo figli, facendoli in tempo e soprattutto non limitandoci al caso umano di uno solo e unico che ,oggi, un altro "suo" prezioso monito ci preserva da errori che potrebbero esserci fatali! Ho qui davanti a me l'immagine della preziosa brochure che il suo zelante ministero ha provveduto a mettere sul sito!

Che meritorio ammonimento vi leggo! Cosa vedo, infatti, spiego a i miei sei ignari lettori? Lì per lì non avevo capito e pensavo fossero locandina e info su una mostra sulla salute nel periodo fascista, o quantomeno nei primi anni '50 in Alabama, e mi stavo attivando per capire dove fosse per andare a visitarla. Passa neanche un attimo, però, e realizzo!

Perdirindina ministro! I consigli della brochure sono legati a oggi! Sì..i pericoli sono qui e sono fra noi, come la salvifica locandina ci illustra! Dunque, per chi non l'avesse ancora vista si parte con la dicitura: "Le buone abitudini da promuovere" e "i cattivi compagni da abbandonare".

Descrizione:
prima di tutto parte superiore inondata di luce. In primo piano una famiglia ariana (ops,che sciocca) no un gruppo di ragazzi, presumibilmente di etnia nordica. I maschi belli, biondi, sorriso perfetto, capelli lisci, polo e camicia azzurra sullo sfondo di un mare calmo e limpido. Entrambi appena usciti dal barbiere per barba fatta e capello al vento ma correttamente contenuto.

Le ragazze poi,che splendore! Pelle diafana, altri sorrisi a denti perfetti, occhi che si intuiscono cerulei, capelli lisci, chiari, biondi, lunghi e, probabilmente, neanche un filo di cellulite, insomma tutto in regola con i canoni del ministero dello Charme, ops della Salute, scusate.

In generale il gruppo delle "buone abitudini da promuovere "si abbraccia e le mani si stringono, anche se nessuno guarda l'altro perché sono tutti efficientemente impegnati a carpire singolarmente l'obbiettivo. A un tratto della foto della brochure, però, esattamente a metà..una riga nera! Una sorta di pericolosa crepa, un tremendo diagramma al di sotto del quale sono descritti in altra foto "i cattivi compagni da abbandonare"!

E qui, caro ministro e caro ministero dello Charme davvero non possono non iniziare i ringraziamenti e il plauso per i tremendi pericoli da cui fuggire che il suo staff ci ha illustrato! Nell'immagine dei "cattivi compagni da abbandonare", infatti, ci sono personaggi terribili! Cerco di descrivere la scena ma, se avete minori vicino a voi, nel frattempo, allontanateli per favore!

Dunque..da destra si vedono nell'ordine..un ragazzo di colore con una terribile camicia,presumibilmente anche di bassa qualità, aperta su canottiera bianca, una ragazza che fuma con capelli scuri (ah..queste more..sempre così ribelli!), un ragazzo, moro anche lui, che sembra dorma e poi la terribile testa riccia e afro di qualcuno intento anche lui a fumare ma quello che rileva è, in primo piano, questa enorme inquietante capigliatura che da sola basta per tenervisi alla larga immantinente!

Il tutto su uno sfondo giallino che tutto amalgama e incupisce. Insomma..sono qui e tremo, caro ministro!
Grazie ministro..grazie per queste meravigliose banalità che rassicurano e riportano tutti nell'alveo della confortante sicurezza che "l'uomo nero", in fondo, sia quello prevedibile che tutti immaginiamo! Sì..perché fare una brochure dove, magari, "i cattivi compagni da abbandonare" sono certi in doppiopetto e cravatta firmata che si tirano strisce di coca mentre prendono anche decisioni importanti per tutti noi sarebbe sconcertante. Così come mettere chi invoglia a giocare alle macchinette, chi invita a violentare nella mente e nel fisico degli esseri umani (donne o uomini che siano), chi truffa o inganna e la lista sarebbe lunghissima...

Insomma..meglio mettere dei "cattivi compagni prevedibili e scontati" in copertina e delle belle e buone abitudini in polo e camicia azzurra sorridenti sul mare...

Va beh...l'ho presa sul sarcasmo perché ormai seriamente diventa solo deprimente. La chiudo qui ministro..mi stanno suonando alla porta..aspetto degli amici sa? Uno con una enorme testa afro che non fuma, non beve ed ha un cervello che i suoi comunicatori se lo sognano,alcuni addirittura di colore..e poi delle amiche..sa, quelle amiche meravigliose alle quali importa poco se i capelli sono lisci e a posto, quelle che non sono perfette, magari addirittura more e con qualche ruga che photoshop non toglie. Via su..chiudiamola qui...

Oltre il sarcasmo non ci sono parole. Restano a noi un ministero della Fertilità & dello Charme e, peggio di tutto, la suprema banalità dell'apparenza

Perfetta. Sorridente. Senza dubbi.

Milene Mucci

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#fertilityday; Marilena Grassadonia : " cara @BeaLorenzin cambi mestiere "

A volte basta una notizia per rendere indimenticabile una classica giornata di fine estate: “il 22 settembre 2016 ci sarà il Fertility Day”.

Sulle bacheche di Facebook, le foto di spiagge e montagne, lasciano il posto a testi e immagini che sembrano estratte da un documento ufficiale del Ministero della Salute.

Nessuno di noi vuole credere che siano vere. I cellulari sembrano impazziti. “Di corsa a verificare. Dai su non è possibile!”. E invece è tutto tristemente vero.

La nostra Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, completamente scollegata dalla realtà, ha deciso di dare il suo “prezioso” contributo per tentare di fare ricadere questo paese nel peggiore oscurantismo possibile.

Ci eravamo per un attimo dimenticati delle offese che pochi mesi prima nelle aule parlamentari avevano accompagnato il dibattito sulla legge per le unioni civili.

Ce ne eravamo volutamente dimenticati. Per qualche giorno. Perché siamo tutti e tutte essere umani. E perché essere ottimisti e positivi è una gran bella cosa. Le vacanze al mare, i viaggi nei posti che hai sempre sognato…. ma invece no. La nostra cara Lorenzin ha pensato bene di ricordarci che in questo paese c’è chi vuole portare indietro le lancette dell’orologio a qualche decennio fa e che magari aspira a riempire le piazze sotto chissà quale balcone.

Ed è così che spunta dal nulla il “Fertility Day”. Diffuso grazie ad una campagna di comunicazione ideata, valutata e approvata, da chi pensa che gli uomini e le donne di questo paese siano tutti stupidi. “Oggetti” senza testa e senza cuore. Da indirizzare sui binari di quelle regole sociali che sono l’espressione più becera di maschilismo e sessismo.

La donna oggetto. La donna che è davvero donna solo se sa procreare e la famiglia tradizionale (possibilmente tutti bianchi, alti, biondi, belli e con gli occhi chiari), che fa da unico contenitore possibile di questa realtà.

Una miscela intollerabile e anacronistica di sessismo, classismo, snobismo, razzismo e omofobia.

In un solo istante si dà un calcio in faccia a tutte le donne che vorrebbero ma non possono (per mille motivi) essere madri. A tutti gli uomini che vorrebbero ma non possono (per mille motivi) essere padri.

Si ignorano, con presunzione e supponenza, le difficoltà economiche e lavorative con cui ogni giorno devono fare i conti molti, troppi, giovani di questo paese. Perché fare un figlio, cara Ministra, è una scelta di responsabilità non un capriccio o una corsa contro il tempo.

E come se non bastasse, si continua ad umiliare chi ha problemi di sterilità, in modo tale che chi è costretto ad accedere alle tecniche di fecondazione assistita se ne debba vergognare.

Il disegno è lampante: questo paese non deve fare passi avanti sulla strada della civiltà e del rispetto.

Troppo recente lo scontro in aula sui diritti civili, per non convincersi che ci sia un collegamento tra le due cose.

La lotta del movimento lgbt, che con orgoglio e determinazione pretende rispetto e riconoscimento dei diritti, non sta bene a chi vorrebbe che tutto resti bloccato secondo l’ordine “naturale delle cose” (per usare una espressione cara a chi si è opposto alla legge).

La forza dirompente delle storie di tanti gay, lesbiche, trans raccontate alla luce del sole. La realtà delle Famiglie Arcobaleno che, con le loro testimonianze, aiutano a dissolvere quell’alone di segreto, che spesso accompagna le coppie eterosessuali che accedono alle tecniche di fecondazione assistita.

Il classico scarica barile.

La reazione alla campagna è compatta. L’indignazione nel paese è diffusissima e ormai trasversale. Donne e uomini giovani e meno giovani di differenti estrazioni sociali e credo politico.

Ma nonostante tutto, la nostra Ministra sta sempre al suo posto. Perché in Italia quando sbagli qualcosa la colpa è sempre di qualcun altro. E per dare il buon esempio, l’ormai noto spettacolo italiano dal titolo “balletto sullo scarico di responsabilità”, stavolta si trasforma in un duetto con due protagonisti d’eccezione: Renzi e Lorenzin.

E per concludere, cara Ministra, ci dispiace metterla di fronte alla dura realtà. Siamo nel 2016. La strada è ormai segnata. La realtà delle nostre vite e la bellezza di tante storie, sia di coppie omosessuali che eterosessuali, scardinerà questo tentativo di riportarci indietro nel tempo.

I suoi figli ne saranno felici.

E ora faccia un bel regalo a tutti e tutte noi: cambi mestiere.

Marilena Grassadonia



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#fertilityday : la nuova campagna razzista di @BeaLorenzin

Le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni,questo proverbio meglio di qualunque altro ci permette di capire la vicenda del Fertility Day lanciata da lei in grande stile.Il 22 settembre doveva essere una giornata di sensibilizzazione sui temi della salute riproduttiva alla quale hanno aderito andrologi,ginecologi ed endocrinologi,nei fatti si è trasformata in uno sperpero di denaro pubblico con una comunicazione inefficace e beffarda.

Già aveva dato il meglio di sé durante il primo tentativo di pubblicizzare l'iniziativa con una campagna dai toni ricattatori per indurre le coppie a fare più figli,facendo ricorso a tutta una serie di immagini di dubbio gusto quali clessidre e banane che marciscono, l'unanime sdegno la costrinse a bloccare l'intero dispositivo comunicativo.Oggi è riuscita a fare decisamente peggio.In una brochure dove vengono promossi gli “stili di vita corretti”,lei ci offre una visione dicotomica della realtà:in alto i buoni,in basso i cattivi.Le “buone abitudini” vengono rappresentate da giovani sorridenti su una spiaggia, belli e tutti di carnagione bianca. I “cattivi compagni”, invece, fumano e bevono, ma sono anche di pelle nera.

Il problema vero è l'associazione “buoni” = bianchi e “cattivi” = neri. Il pensiero di Roberto Saviano sintetizza quello di moltissimi: «Il Ministero della Salute invita a frequentare giovani ariani (ragazzi biondissimi, sullo sfondo l'azzurro del mare) e ad abbandonare le cattive compagnie (ragazzi neri, capelli afro che fumano da bong). Ma chi sono i consulenti della comunicazione della ministra Lorenzin? I creativi che immaginano di poter proporre simili campagne?  Dopo la débâcle del Fertility Day, la ministra ci riprova con una comunicazione razzista (e non più sessista): nero uguale cattivo e biondo uguale buono. Siamo ancora a questo?».

Un nuovo epic fail cara ministra,costretta a ritirare anche questa seconda campagna pubblicitaria e a revocare il mandato al direttore della comunicazione.

Più che il"Fertility Day" servono politiche concrete e attive verso le famiglie,di qualsiasi colore esse siano,di inclusione e di sostegno economico,altrimenti cara ministra,il suo verrà ricordato come un buco nell'acqua portatore di odio, razzismo e sessismo,tutto a scapito dell'Erario e della sua reputazione.


Giovanni Lombardo

giovedì 15 settembre 2016

la morte di #TizianaCantone e la maleducazione sessuale dei porno-dipendenti

Girava negli anni scorsi a Roma un video amatoriale dove due adolescenti, appena maggiorenni, si chiudevano in una stanza con la musica di Renato Zero ad alto volume. Il ragazzo aveva piazzato una telecamera fissa per riprendere l'intero atto sessuale, mentre con una telecamera a mano seguiva i gesti della ragazza alla quale dava ordini come fosse un regista: "Fai questo, fai quello".

Dopo qualche minuto la giovane sbuffava: "Amo', ma quand'è che scopa....?". Molto probabilmente il video era diventato pubblico per volontà di entrambi, tuttavia la domanda è illuminante: mentre lui metteva in scena un porno fatto in casa, lei voleva fare sesso. E aveva colto l'abissale differenza tra le due pratiche.

Tiziana C. si è tolta la vita perché, a differenza della coppia romana, non aveva nessuna intenzione di mostrare all'Italia intera la clip che aveva girato consapevolmente con il suo amante. Si è uccisa per la vergogna, per gli sberleffi, per le parodie di quei video dove accade quello che normalmente accade nelle coppie.

Una volta pubblicati in rete, Tiziana è diventata l'adultera "sgualdrina" sbeffeggiata in pubblico per il suo comportamento disinibito. Non c'è differenza tra coloro che hanno divulgato quelle immagini e gli stupratori della ragazzina di Melito Porto Salvo: in entrambi i casi si è trattato di uno stupro di gruppo.

Tiziana è stata additata pubblicamente come una poco di buono, una ragazza facile perché fa sesso orale con divertimento e malizia, con l'aggravante del tradimento: troppo per quei maschi che non tollerano nessuna libertà nelle donne che frequentano, se non poi rifugiarsi continuamente nel porno.

Si dà il caso che gli italiani siano in cima alle classifiche mondiali del consumo di video pornografici. I celebri latin lover di una volta ora guardano nello schermo donne disinibite che godono mentre mettono in scena un atto sessuale. Allo stesso tempo l'Italia è uno dei pochissimi paesi occidentali a non prevedere l'educazione sessuale nelle scuole.

Esiste un nesso? Forse. In una nazione invasa dal porno gratuito, nessuno si prende la briga di parlare pubblicamente di un passatempo che incrocia il sesso ma non è sesso, una pratica talmente diffusa da diventare spesso gioco intimo nelle coppie, senza che esista un pensiero sulle conseguenze di questo divertimento: il porno è per sua natura destinato al pubblico, il sesso tra due persone invece è l'essenza dell'intimità e viene nascosto non per pudore ma per preservare quel legame, anche quando è fugace.

Il porno amatoriale vorrebbe riassumere entrambe queste caratteristiche: può farlo solo se la pubblicazione è consensuale, e Tiziana non aveva dato il suo consenso.

Il consenso, nel sesso, è tutto e soprattutto deve passare numerose fasi: non è vero che dando un bacio si accetta anche di proseguire nell'atto sessuale. Non è vero che dopo aver invitato qualcuno a casa nostra allora siamo obbligati ad andare fino in fondo. Il "no" può arrivare in qualsiasi momento, come quando ci invitano a pranzo: se l'ospite non gradisce una pietanza può sempre rifiutarsi di mangiarla.

Perciò non è vero che girando quel video Tiziana implicitamente stava accettando una sua possibile pubblicazione. Tiziana non voleva passare dal sesso al porno.

Tuttavia il tristissimo caso del linciaggio di Tiziana scopre la miseria sessuale dei suoi lapidatori: adorano le ragazze disinibite ma le svergognano, sono porno-dipendenti eppure odiano le donne che amano il sesso. Sessualmente maleducati e dunque incapaci di distinguere tra porno, sesso, consenso e gioco, sono convinti che il solo fatto di avere acconsentito a un video esplicito desse a Tiziana la patente di pubblica sgualdrina.

La perversione paradossale di questa gogna è ancora più crudele: non era stata Tiziana a voler rendere pubbliche quelle immagini, eppure viene trattata come se l'avesse voluto davvero. E anche se l'avesse voluto, naturalmente, non meritava questo linciaggio atroce.

I commenti al suicidio di questa giovane donna fanno rabbrividire. Sono scritti da uomini e donne (sì, anche donne) che sembrano usciti da un secolo oscuro e feroce, dove la crudeltà di un uomo che pubblica un video hard per vendetta e il bullismo social conseguente rimangono sullo sfondo, come se non importassero, mentre l'unica a portare la lettera scarlatta della vergogna è soltanto Tiziana.

Maleducazione sessuale e infima educazione sentimentale: maschi che chiedono alle donne di essere disinibite ma solo in privato, pudiche e fedeli, amanti del porno ma non libere di esprimersi con lo stesso mezzo, un ammasso di becera ipocrisia e arretratezza che rimarrà tale in quanto porno e sesso non diventeranno argomento di riflessione pubblica.


Laura Eduati 

sesso cercasi : perché sulle app di #DATING è meglio

Se uno ha fame, vuole mangiare. E tra l'idea di un pasto raffinato preparato con molto impegno e uno scongelato in fretta dal freezer, pensare al secondo come la cosa più simile al benessere che un essere umano è in grado di immaginare. O di progettare. Primo punto: la tipologia di sesso dipende dall'appetito; fine della storia. Secondo punto: perché oggi chi è in cerca di avventure, più o meno occasionali, sta gradualmente abbandonando luoghi classici come il locale preferendogli invece le numerose app di dating? Rispondere a questo quesito, per me che non ho mai usato Tinder, non è così semplice. Il mio curriculum personale non brilla di certo per l'uso del 2.0. E se si esclude un divertente episodio di "ghostwriting tinderiano", quando mi sono sostituta a un amico in chat e ho così convinto una ragazza a dargli almeno una possibilità, non so bene da dove cominciare. Eppure insisto. Sono curiosa. Perciò decido di chiedere a un certo numero di amici maschi sulla trentina, utilizzatori seriali di Tinder, di spiegarmi perché secondo loro una soluzione è preferibile all'altra. Almeno da questo tipo di prospettiva maschile.

Tutti sono d'accordo nell'affermare come nella ricerca di avventure, le app di dating siano davvero imbattibili. In linea generale si fa sesso con meno sforzo e minore dispendio di risorse temporali ed economiche. Se questo avviene, è perché nella maggior parte dei casi con Tinder è come partecipare a un incontro di scambisti o di giocatori di scacchi, dove tutti sono uniti nello stesso posto e all'insegna della stessa passione. Al contrario, nel rimorchio da locale, il campo di azione è più ampio, soggetto quindi a successivi fraintendimenti e meno finalizzato a una causa comune, che rimane sempre la voglia di fare sesso. Una giornata storta, un abbigliamento sbagliato, l'atmosfera che rema contro, sono tutti elementi potenzialmente in grado di allontanare il momento dell'incontro nel tempo e nello spazio. All'opposto, sul piano del virtuale, le stesse caratteristiche assumono meno forza e si piegano di conseguenza a un inferiore principio di realtà. Facile se a scomparire è il peso del contesto sociale, qui quasi vicino all'anonimato. È però tutt'ora poco chiaro se il patto sul sesso libero da condizionamenti già dal primo incontro sia condiviso in maniera così chiara e aperta da entrambi i sessi. Per il mio gruppo di amici le donne italiane su Tinder sarebbero spesso alla ricerca di una relazione stabile piuttosto che di una facile avventura di per sé.

C'è dell'altro. Mi sembra di capire che il successo di Tinder e simili sia in gran parte legato alla riduzione del sentimento di incertezza. In un determinato tipo di universo, (quello dei millennials?), la mancanza di controllo sulla situazione coincide spesso con una visione avversa dell'esperienza. È semplice da capire: nel gioco del desiderio si preferisce adesso fallire meno. Le app di dating offrono questa possibilità. E se per l'amore c'è bisogno di una buona dose di coraggio, di rischio, per un po' di sesso che non coinvolga la sfera del personale basta avere una connessione internet. E poi chissà cosa può succedere nel mezzo.

Un cambiamento di certo è in atto se Sherry Turkle ha scritto: "Oggi, insicuri nelle relazioni e ansiosi nei confronti dell'intimità cerchiamo nella tecnologia dei modi per instaurare rapporti e allo stesso tempo proteggerci da essi (..). Temiamo i rischi e le delusioni dei rapporti con gli altri esseri umani e alla fine ci aspettiamo di più dalla tecnologia e di meno gli uni dagli altri". In fondo quale tipo di interazione faccia stare meglio le persone non credo spetti a me stabilirlo. Mi pare però che tutto dipenda dal grado di tempo, risorse, dose di affettività, che ognuno sceglie di dedicare alla preparazione del proprio menu quotidiano.

Alessia Laudati




contro la pornografia, perché sexting e pornopop ci fregano le coscienze

Lei discetta di filosofia e di emancipazione dell'umanità dalle pagine di Micromega, tempio del pensiero critico diretto da Paolo Flores d'Arcais. Le Monde gli dedica la prima di copertina, perché è una éminence grise globale. Non stiamo parlando di due scrittori avanguardisti, ma di due pornostar: Valentina Nappi e Rocco Siffredi; che fra pornosofia e pornopop, indicano la strada verso il Sol dell'Avvenir a un'Itaglietta un tempo benpensante e ora gaudente.

Il porno è stato detabuizzato. Non più pratica onanistica e sordida per adolescenti e militari di leva, ma industria culturale raffinata per famiglie, con Eva Henger, altra eroina del proibito, che fa la soubrette a Striscia La Notizia. Anzi, il porno è di più; pornosofia, fase suprema della liberazione sessuale del '68: la fantasia sporcacciona al potere. Una trasformazione che è avvenuta grazie alle nuove tecnologie, che hanno cambiato il consumo del porno. Mentre Woody Allen chiedeva timido e tremebondo all'edicolante che gli nascondesse il giornaletto porno nel New York Times senza farsi vedere, ora, grazie alla libertà del web, il proibito è a portata di click. Anzi, è valore mondano: ché se la tua estetica sessuale non è quella dei porno, sei solo un represso e un bacchettone.

Nel nome della pornificazione dei gusti sessuali, ecco che la pratica di farsi filmini hard è il minimo, per essere al passo con i tempi. Il recente caso della ragazza suicida, dopo che il suo filmino è diventato virale, dovrebbe invece farci riflettere. Che il porno è tutto l'opposto di quello che promette: libertà ed emancipazione. È invece una nuova e più sottile fase di "pubblicizzazione" e "mediatizzazione" del privato, che ha favorito un aumento dell'alienazione e la distruzione del soggetto, incapace di creare desiderio, ma semplice attore di un immaginario prodotto dall'industria a luci rosse. Paradossalmente, le pratiche proibite della pornografia non legittimano, ma creano nuovi modelli. Il Web ha favorito questo fenomeno di esproprio del privato, perché non è più il Grande Fratello a doverci spiare, siamo noi che vomitiamo tutto su Facebook.

Si passa dalla sorveglianza esterna, all'autosorveglianza e servitù volontaria. E la pornografia rappresenta la tecnica di costruzione di modelli che appartenevano alla sfera più privata degli individui: il sesso. Dietro l'apparente patina di liberazione, operano sottili meccanismi biopolitici. La pornografia applica la razionalità formale, quantitativa e performativa del capitalismo al nostro desiderio, che dovrebbe essere magico, qualitativo e irrazionale. All'unicità dei contatti, sostituisce le performance tayloriste dei corpi: seni enormi e bionici, peni induriti dalla farmacologia, copule atletiche e sportive, protesi per avere labbra più efficienti per la suzione, glutei più sodi per la sodomizzazione. Le immagini della presunta liberazione sono in realtà espressione di una sessualità patriarcale, caratterizzata dalla sottomissione della donna, dalla volontà di potenza del maschio, che si ritorce contro se stessa: il maschio amante è il maschio performante e quantitativo dell'industria fordista.

A poco serve proporre "porno delle ragazze", perché è proprio nel primato dell'immagine l'essenza totalitaria e antiumanista della pornografia. Siamo passati dalle società antiche caratterizzate dalla ars amandi alle società biopolitiche della scientia sexualis, dice Michel Foucault; ora, siamo in una nuova fase, il sexual management. La pornografia è solo una parte della filiera: quelle in cui, all'unicità del desiderio, abbiamo sostituito la riproduzione iterativa e continuata delle immagini; dove non si fa più l'amore, ma ci si fa filmini perché il desiderio, non è più nei corpi - semplici strumenti di teknè - ma nell'imago.

Ovviamente, la coscienza dell'individuo è stata distrutta, e la gente vive nel terrore di essere poco performativa, atletica, magra e col seno troppo piccolo. Intorno a questo discorso, gravita una nuova economia: psicologi, sessuologi, nutrizionisti, palestre, costruttori di seni al silicone, alchimisti che promettono eterne gioventù e priapiche erezioni. Tutta l'industria culturale si pornifica. Ciao Darwin irradia immagini degne del porno. Le distinte signore della borghesia che passeggiano a San Babila si vestono come delle pornostar: labra-canotto, superzigomi e seni al silicone sono lo standard dell'estetica "perbene". Il medium, il web, non ha colpa. Ma non è neutro. Perché favorisce la spersonalizzazione di questi meccanismi di potere. Basta rivedersi la critica di Pasolini alla Tv, apparentemente democratica, ma più invasiva per la coscienza dello Strapaese dello stesso fascismo.

La verità banale e agghiacciante della storia della ragazza suicida è che, con buona probabilità, nessuno - vittima e carnefici -, alla fine, aveva coscienza dello schifo che si stava consumando. Era solo sexting, era solo un video virale. Allora, sono contro la pornografia, non perché voglia censurarla: è incensurabile. Ma, per lo meno, siamo seri: non c'è nessuna pornosofia o liberazione all'orizzonte. Solo nuovi strumenti di dominio delle coscienze che, come sempre, colpiranno più forte i più deboli.

Alessio Postiglione


#WomenOnTheMove : la salute delle donne migranti e rifugiate sia una priorità globale

Lunedì 19 settembre, nell'ambito della 71a href="Lunedì 19 settembre, nell'ambito della 71a Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si terrà il primo summit Onu per rifugiati e migranti. Il palazzo di vetro di New York ospiterà delegati, capi di stato e di governo, diplomazie internazionali, colleghi di altre agenzie e rappresentati della società civile per definire insieme la strada per affrontare il fenomeno globale delle migrazioni.

Mai come oggi si è registrato un numero così alto di persone in movimento: migranti economici, rifugiati, richiedenti asilo e persone che attraversano le frontiere, legalmente o illegalmente, per sfuggire a disastri, inclusi quelli di tipo ambientale, persecuzioni, guerre, violenze, o semplicemente per perseguire una vita migliore. Al centro di questi fenomeni migratori oltre la metà delle persone coinvolte sono donne e bambini.

Secondo gli ultimi dati Onu, tra il 2000 e il 2015 il numero di donne in movimento è aumentato di oltre 32 milioni, costituendo quasi la metà di tutti i migranti internazionali. La mobilità di donne e ragazze è influenzata da diversi fattori come ad esempio la discriminazione di genere, le guerre, l'esser vittime di traffici umani o a rischio di subire violenze, disastri e/o condizioni ambientali avverse che affliggono il paese di origine.

Anche nell'ambito dei fenomeni migratori le donne ricoprono un forte ruolo a tutela della sicurezza e benessere della propria famiglia e della società, divenendo promotrici e agenti stessi di sviluppo e di quell'importante fattore che viene oggi definito "resilienza", inteso come capacità di adattarsi al cambiamento e capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici e di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. Le donne migranti hanno anche un ruolo sempre più fondamentale nello sviluppo della salute e del sistema di assistenza del XXI secolo, e continuano a dimostrare straordinaria capacità di integrazione e adattamento. Il fenomeno sempre più crescente che vede le donne migrare sia all'interno del proprio paese, che in paesi stranieri, per svolgere lavori di tipo sociale e di assistenza - incluse professioni sanitarie, l'assistenza all'infanzia e agli anziani - è definito come global care chain, ossia catena di assistenza globale.

Al tempo stesso non bisogna però dimenticare che molto spesso le condizioni in cui donne e adolescenti si spostano le rendono soggetti particolarmente vulnerabili. Molte viaggiano senza documenti o in condizioni di grande precarietà, spesso una volta arrivate nei paesi di destinazione svolgono attività lavorative a basso salario, o non regolamentate, mancano di protezione, si trovando in condizioni di dipendenza e rimangono vittime di soprusi che possono includere anche violenza.

La violenza rimane un fenomeno che continua a colpire le donne in maniera particolare, e che rischia di essere esacerbato in condizioni di crisi, incluso il caso dei fenomeni migratori. Secondo le stime dell'Oms, a livello mondiale, 1 donna su 3 ha vissuto un'esperienza di violenza fisica e/o sessuale da parte del partner o di violenza sessuale da parte di una persona estranea e tali stime diventano più pesanti se andiamo a guardare ai contesti di emergenza, o alle donne in movimento.

Altro fenomeno di carattere sanitario legato alle migrazioni è il fatto che migliaia di persone siano costrette a vivere in campi di accoglienza sovraffollati dove le condizioni igieniche e i servizi sanitari sono ridotti alla stregua o quasi assenti. Ed è proprio questo un serio campanello di allarme: il rischio di diffusione di malattie dovuto anche alla mancanza di vaccinazioni soprattutto tra i più deboli che, a fronte di guerre e calamità naturali, sono stati costretti ad interrompere il ciclo di vaccinazioni.

È necessario inoltre porre una lente di ingrandimento sui legami esistenti fra fenomeni migratori e ambiente, e gli effetti che questi comportano sulla salute, soprattutto dei soggetti più deboli. Nonostante non ci siano ancora stime precise sul rapporto fra cambiamenti climatici e migrazioni, la portata di tali flussi è destinata ad aumentare a causa di una accelerazione dei cambiamenti climatici, con un impatto senza precedenti sulla vita e i mezzi di sostentamento delle popolazioni. Il numero di tempeste, siccità, e inondazioni è triplicato negli ultimi 30 anni, con effetti devastanti sulle comunità più vulnerabili, in particolare nel mondo in via di sviluppo. Nel 2008, 20 milioni di persone sono fuggite a causa di eventi meteorologici estremi, rispetto ai 4,6 milioni di persone costrette a spostarsi a causa di conflitti e violenza nell'arco dello stesso periodo. I cambiamenti graduali nell'ambiente tendono ad avere un impatto ancora maggiore sul movimento delle persone rispetto agli eventi estremi. Per esempio, nel corso degli ultimi 30 anni, il doppio delle persone sono state colpite da siccità o da temporali (1,6 miliardi rispetto a circa 718m ).

Appare chiara la complessità del fenomeno migrazione, così come l'importanza di rispondere ai rischi per la salute in maniera rapida. Per rispondere a questa esigenza come Organizzazione Mondiale della Sanità, stiamo lavorando alla stesura del rapporto "Women on the Move" con l'obiettivo di esplorare le intersezioni tra la mobilità, le donne e l'assistenza con particolare attenzione alle migrazioni di genere, la natura di genere della global care chain e le implicazioni per la salute e i sistemi sanitari. Il Rapporto sarà sviluppato attraverso un ampio processo di consultazione, anche di politici, parlamentari, esperti di salute, champions provenienti da diversi ambiti della società. Per questo lo scorso luglio sono stata invitata in audizione presso la Commissione Affari Esteri della Camera dei deputati a Roma nel contesto dell'indagine conoscitiva sull'agenda 2030 che mi ha permesso di avere uno scambio con le deputate del gruppo di lavoro Salute globale e diritti delle donne e dell'intergruppo Donne della Camera. L'Italia è un paese che storicamente ha saputo garantire il diritto universale alla salute e può assumere un ruolo guida nella protezione, assistenza e cure rispetto alle popolazioni in difficoltà, anche e soprattutto in vista del prossimo importante impegno G7.

Per realizzare gli obiettivi dell'agenda 2030 e della Strategia globale per la salute delle donne, dei bambini e degli adolescenti, è indispensabile proteggere e migliorare la salute di tutti, inclusi coloro che vivono in contesti di emergenza o di migrazione. A nessuno deve essere negato il diritto alla salute che non è un privilegio di pochi, ma un diritto umano fondamentale; tutti insieme dobbiamo lavorare affinché le fasce più deboli abbiano la possibilità di accedere alle cure mediche ovunque essi si trovino. Per questo motivo mi auguro che il summit Onu su rifugiati e migranti rappresenti una concreta occasione a riguardo: non c'è più tempo da perdere, nessuno deve essere lasciato indietro.

Flavia Bustreo




il piccolo Miguel sostituisce la "i due genitori" con "le mamme" sul suo diario scolastico

Un gesto che fa capire quanto gli adulti abbiano da imparare dai bambini. E' quello compiuto dal piccolo Miguel, figlio di una coppia di donne di Milano. "Una piccola grande rivoluzione", la definisce sua madre Lizeth Velarde su Facebook.

Proprio sulla sua bacheca, la donna ha postato la foto del diario scolastico di seconda elementare del piccolo Miguel. In calce, dove appare lo spazio per la "firma dei genitori", il bambino ha deciso di modificare la dicitura visto che non era adatta alla composizione della sua famiglia rainbow. E l'ha sostituita con la "firma delle mamme". Non solo: con il pennarello ha anche disegnato capelli più lunghi a una delle due figurine che nell'immagine originale avrebbe dovuto rappresentare l'uomo. Un ritratto che non combacia con quello della famiglia arcobaleno di Miguel e che il piccolo ha corretto in un modo molto creativo.

Un gesto semplice ma efficace che fa capire come i più piccoli comprendano la realtà e tutte le sue sfaccettature senza distorsioni, a differenza degli adulti.


E lo si capisce dal motivo che ha spinto il bambino a cancellare la vecchia dicitura. A una donna che mostra alcune perplessità, la madre di Miguel risponde: "Miguel, quando gli ho chiesto della scritta, ha detto semplicemente che "delle mamme è più bello e tenero" e non ha mai detto o pensato che due madri non siano genitrici. Lui ha fatto un ragionamento da bambino che alcuni adulti stanno strumentalizzando :)".


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mercoledì 14 settembre 2016

#fertilityday : molto rumore per nulla

Sono passati pochi giorni da quando la ribalta mediatica si è riempita di invettive ed esternazioni sdegnate sulla campagna avviata dal Ministero della salute per lanciare il Fertility Day previsto per il prossimo 22 settembre. Una giornata intera di battute al vetriolo e poi i riflettori sono calati, le fanfare si sono spente in attesa - presumo - di riaccendersi a stretto giro ma più in prossimità dell'evento.

Certamente le "scelte" visivo-retoriche effettuate in sede di promozione del progetto destano non poche perplessità proprio per la delicatezza del tema che - condivido pienamente - è stato affrontato in una maniera che definire "mediaticamente sbagliata" è un eufemismo che concede larga clemenza all'ideatore. Ma considerando il clamore e le ingiurie di cui il web si è nutrito nei giorni scorsi non è mia intenzione rincarare la dose.

Ferma restando, dunque, la discutibile campagna mediatica sicuramente da rivedere, continuo a pensare che il Piano nazionale fertilità elaborato dal Ministero della Salute con il contributo, tra gli altri, di autorevoli esperti del mondo della ginecologia e ostetricia, andrologia ed endocrinologia, sia un progetto valido, magari perfettibile, ma valido.

In questo senso non mi trovo d'accordo con alcune delle riflessioni mosse nei giorni della polemica, pur nel rispetto delle posizioni altrui, che hanno voluto contestare il progetto non solo nel metodo, ma anche nel merito, obiettando che fosse fuori luogo, quasi uno schiaffo morale, in un paese dove non si riescono a declinare soluzioni realistiche alla crisi economica, alla disoccupazione e disoccupazione giovanile, al precariato strutturale e alla tassazione elevata, rendendo di fatto assai difficili speranze e progettualità delle nuove generazioni. Tutto questo è stato paradigmaticamente riassunto nel tweet di un cittadino che recitava: "Ora che la Lorenzin ci ha suggerito di fare figli, il ministro delle Finanze ci dirà come mantenerli?"

Tuttavia, per quanto sacrosanta sia l'obiezione - perché è vero che lo Stato italiano è pesantemente deficitario da decenni in tema di politiche familiari ed è vero che servirebbe un piano di interventi strutturali di sostegno alle famiglie e alle giovani generazioni che intervengano su tutti gli ambiti del welfare segnalati prepotentemente dal web - è pur vero che questa situazione non può e non deve inficiare la possibilità che un Ministero della Salute decida di avviare un suo piano di interventi relativamente alle proprie competenze. E questo proprio prendendo atto di un dato di fatto quale è, ad esempio, il tasso di denatalità del nostro paese e individuando le proprie direttrici di competenza, nel caso specifico la fertilità/infertilità, proprio in un'ottica di tutela di quelle stesse giovani generazioni su cui si è focalizzata con veemenza la contestazione. Nel momento in cui si sono individuate alcune di queste direttrici, non vedo cosa ci sia di sbagliato nel condurre approfondimenti e campagne informative sul tema.

Ripeto, ferma restando la campagna mediatica discutibile e sicuramente da rivedere. Invece di focalizzarsi sul problema sollevato, l'attenzione si è arenata con una certa retorica intellettuale - libertaria su presunte finalità umilianti o su una supposta volontà di dare colpe, nello specifico, alle donne per le proprie acquisizioni in tema di formazione e scelte professionali.

Lungi da me voler relegare la donna in condizione di subalternità ma mi sembra che nel piano si parli d'altro. Certamente, si affronta il tema di scelte dettate da una corretta informazione e in questo senso di responsabilità. A mio avviso però si tratta della responsabilità di se stessi e delle proprie decisioni adottate in maniera pienamente libera perché pienamente consapevole.

Personalmente sono dell'idea che la conoscenza derivante da una corretta informazione generi un aumento della libertà dell'individuo: una libertà sicuramente "gravata" di responsabilità, ma solo perché più piena.

Certamente il progetto affronta il tema della maternità e paternità che, voglio sperare, sono concetti di cui si può ancora parlare in uno Stato senza che il mainstream si offenda ...o devo pensare che siamo già arrivati al punto di non poter più neanche menzionare queste due esperienze così meravigliose e fondative del genere umano? Questo non mette in discussione in alcun modo il rispetto per le condizioni di non genitorialità, subita o scelta, ma questo rispetto non può e non deve trasformare in tabù dei temi tanto rilevanti, magari nel nome di prospettive che francamente hanno spesso un sapore ideologicamente stereotipato e facendo finta, per esempio, che non sussista anche un problema di fertilità collegabile alla denatalità. Anche, non solo, ma "anche".

E seppure è certamente vero che la fertilità non sia, per così dire, una "performance pubblica" questo non significa che non debba essere annoverata come "bene comune", tanto più se consideriamo che essa ha, nei fatti, ricadute positive sulla collettività in quanto la nuova vita, che da essa potenzialmente discende, è un elemento decisamente fondamentale per il proseguimento della società stessa. Peraltro il progetto affronta la tematica non solo sul fronte femminile, ma anche su quello maschile, con una attenzione alla dimensione di coppia - che è di per sé "sociale" in quanto relazione - e con una doverosa insistenza su problematiche mediche (varicocele, endometriosi e quant'altro) essendo stato elaborato, forse è il caso di evidenziarlo, da nutrito tavolo di esperti del settore sanitario.

L'iniziativa può essere accolta o rigettata secondo le proprie convinzioni, può essere valutata come deficitaria e dunque migliorabile, ma sicuramente ha avuto il merito, pur con le dovute cautele mediatiche, di accendere i fari su una problematica complessa spesso considerata un tabù, che invece meriterebbe il dovuto spazio di approfondimento e presa in carico. E di questo problema chi si deve occupare e come?

Personalmente trovo che essere genitore rappresenti un'opportunità meravigliosa. Molte volte è una scelta. Ma forse l'intento di questa iniziativa è offrire degli strumenti di consapevolezza (informativi sotto il profilo sanitario), perché questa scelta non si riveli spiacevolmente preclusa solo a seguito di altre scelte - magari inconsapevoli - dovute per lo più a ignoranza delle cose...sarebbe a mio avviso un doloroso paradosso della società "progredita" (o sedicente tale).

Aldo Di Biagio







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martedì 6 settembre 2016

ragazzi etero limonano per la prima volta con ragazzi gay per sfidare l’omofobia.




altro che #fertilityday; @MonicaCirinna : " parliamo di genitorialità e facciamolo bene "

La fertilità non è un bene comune ma un problema sanitario privato al quale rispondere con l’aumento della ricerca, l’informazione corretta e una auspicabile veloce riforma della legge 40 già in itinere in Senato.

Comprendere la centralità del ruolo della donna nella nostra società è il modo corretto per affrontare il tema della maternità che si completa nella parola genitorialità. Trovo quindi sbagliatissimo parlare di fertilità e ancor di più farlo attraverso l’uso di una formula inglese: Fertility day.

Il termine fertilità per me che sono imprenditrice agricola è legato alla terra e alla sua conduzione corretta: chi ama la propria terra la cura perché essa è viva e più è “coccolata” migliori saranno i suoi frutti ; questa visione etica del mio lavoro non è poi troppo lontana dal tema di cui scrivo oggi.

Il Novecento ha segnato in modo indelebile nella nostra storia la rivoluzione delle donne e il tema della maternità ha attraversato la loro trasformazione sociale e culturale, ponendo quesiti alla coscienza maschile e femminile, segnando progressi della scienza e generando nuove domande di natura etica.

Siamo partite all’inizio del secolo scorso con il premio alle madri prolifiche istituito da Mussolini e siamo arrivate ad affermare oggi che fare o non fare figli deve essere una libera scelta. Inoltre non possiamo dimenticare che esistono moltissime scelte di maternità non biologica tutte ricchissime di amore e molto appaganti.

Penso che la campagna di cartoline del Ministero della Salute sia confusa e superficiale soprattutto perché confonde temi che hanno rilevanza pubblica e altri che incidono esclusivamente nella sfera privata del cittadino. La natalità, con la conseguente scelta di genitorialità, è  una questione sociale mentre la fertilità, sia maschile che femminile, è un ambito esclusivamente privato delle persone, e un importante argomento scientifico sul quale il Ministero della Salute deve solo informare. Dico questo perché parliamo di due concetti diversi: genitorialità, in ambito socio-economico, e fertilità che, invece, appartiene al privato delle persone.

Certamente la scelta di genitorialità  alcune volte deve fare i conti con questioni scientifiche e sanitarie legate a difficoltà nella procreazione. Nel nostro Paese questa coincidenza e le conseguenti difficoltà che ne derivano, non hanno avuto una corretta risposta da parte della legislazione; infatti la legge sulla fecondazione assistita, la famigerata legge 40, è problematica, incompleta e insufficiente a dare risposte, tant’è che la nostra Corte costituzionale l’ha praticamente riscritta considerandola troppo restrittiva e umiliante per chi sceglie un percorso di procreazione assistita per diventare genitore.

Queste cattive leggi sono il frutto di un pessimo atteggiamento del legislatore che opera secondo credo e coscienza individuale mentre, a mio parere l’etica pubblica deve sempre essere libera da interferenze : mi riferisco a quell'” io non lo farei” che troppo spesso prevale, con il conseguente “quindi non lo permetto neanche a te”. Se genitorialità e, quindi, maternità vuol dire futuro dobbiamo considerare che le scelte di futuro per i nostri giovani sono legate a moltissime variabili alcune delle quali attualmente con segno negativo: crisi economica e sociale, precarietà nel lavoro, bassa occupazione femminile e carenza di servizi pubblici a sostegno della maternità. Negli ultimi mesi il governo ha provato a dare risposte concrete ad alcuni di questi problemi attraverso il bonus bebè, i voucher baby sitter, la creazione di nuovi incentivi per il welfare aziendale volti alla conciliazione tra vita privata e lavoro i congedi di maternità estesi anche alle lavoratrici atipiche e libere professioniste, e infine i congedi anche per i padri.

Questi buoni provvedimenti non possono essere offuscati da una campagna di comunicazione sbagliata. Detto questo non va negato che in Italia su cinque coppie una non riesce ad avere figli: il 40% delle cause di infertilità riguarda le donne a parità di un 40% per  gli uomini e infine un 20% di casi in cui i soggetti sono entrambe infertili. La fertilità non è, quindi, un bene comune come erroneamente comunicato dal Ministero della Salute, ma un problema sanitario privato al quale rispondere con l’aumento della ricerca, l’informazione corretta e una auspicabile veloce riforma della legge 40 già in itinere in Senato. Infine  esprimo un mio parere: che innanzi tutto nel tema della fertilità va inserita e pubblicizzata la questione relativa al ‘social freezing’ cioè la crioconservazione degli ovociti personali, possibile anche per gli spermatozoi,  non a seguito di  patologia oncologica, metodo che consente alle persone di avere una propria banca di materiale riproduttivo giovane (la procedura è consigliata fino a 34 anni)  da l’utilizzare quando la loro vita, familiare sociale e lavorativa , sarà pronta per una scelta di genitorialità.

Monica Cirinnà

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il giorno di @RoccoSiffredi24 alla #MostradelcinemadiVenezia

“Sono una persona che ha pagato con la propria esistenza quello che voleva essere: sognavo il diavolo, che poi ho scoperto essere la sessualità, l’ho fatta mia, ma a un certo punto ho capito che dovevo smetterla, che dovevo fare altro”. Rocco Antonio Tano, conosciuto in tutto il mondo come Rocco Siffredi, indiscusso re del porno, ha girato centinaia e centinaia di film, ha avuto migliaia di donne, soddisfazioni, premi, copertine (l’ultima, la più celebrativa, gliel’ha dedicata il magazine di Le Monde) e soldi, tanti soldi, ma negli ultimi tempi ha deciso di non fare più l’attore, di realizzare e di produrre lui stesso film hard.

Aveva voglia di raccontarsi e per farlo ha scelto un documentario - ‘Rocco’ - dei francesi Thierry Demaizière e Alban Teurlai (già autori di docu-bio a personaggi famosi, tra cui Karl Lagerfeld, Vincent Lindo e Fabrice Luchini), presentato qui al Lido nell’ambito della Giornate degli Autori, la sezione autonoma e indipendente della Mostra del Cinema di Venezia.

“Ho fatto questo film per far uscire la mia anima, perché tutte le persone sono abituate sempre e solo a vedere il mio corpo: io volevo far conoscere la mia vita e il mio percorso personale senza tralasciare nulla”, spiega all’HuffPost. Sin da piccolo sentiva dentro di sé quel diavolo, si masturbava di continuo (tanto da finire addirittura in ospedale), e aveva il desiderio di intraprendere quella professione, di entrare nel mondo del porno, appunto, “quello stesso mondo che mi ha poi imprigionato nel bene e nel male”.

Oggi ha una sua società di produzione e lavora tra l’Italia, l’Ungheria e gli Stati Uniti, è un uomo ricco, ma non ha mai dimenticato le sue origini. Abruzzese di Ortona, cittadina della costa adriatica, figlio di un cantoniere e di una casalinga con sei figli, capì sin da piccolo che avrebbe dovuto rimboccarsi le maniche, ma – soprattutto – di voler migliorare le condizioni di vita sue e dei suoi genitori. Sua madre – “che oggi non c’è più, ma è stata e resterà sempre il mio mito” – lo avrebbe voluto prete, ma così non è stato. “Quelli della mia generazione (ha 52 anni, ndr), hanno avuto sempre un rapporto complicato con il sesso: per motivi legati al nostro credo, pensavamo che fosse sbagliato e tutto quello che abbiamo imparato non ce lo ha insegnato nessuno, perché nelle famiglie non se ne parlava”, ci spiega.

“Prima di lavorare con lui, pensavo che la sessualità era un qualcosa riservata solo alle persone ricche”, dice suo cugino Gabriele nel film, all’inizio incredulo che uno come lui, che da piccolo era un introverso, “sia riuscito a trasformare il fare l’amore con le donne in un lavoro”.

I due, l’artista e l’attore, sono inseparabili e si compensano nelle loro diversità e in quasi trent’anni di lavoro assieme, hanno esplorato tutte le fantasie dell’animo umano. “La cosa incredibile – tiene a precisarci Rocco – è che grazie al mio lavoro sono riuscito ad avere tutto, comprese quelle cose che mi dicevano che avrei perso subito o mai avuto con il porno, come una famiglia (da quasi venticinque anni è sposato con Rosa e hanno due figli, Lorenzo e Leonardo, ndr) che mi adora e che adoro. Non è stato facile accettarlo e tutto questo mi ha creato disequilibrio e continui sensi di colpa e oggi ci sto ancora lavorando”.

Il documentario vi farà conoscere Rocco come non lo avete mai visto (il suo ‘famoso’ membro è mostrato solo all’inizio, sotto la doccia) nel pubblico e nel privato, a casa come sul lavoro, in uno dei tanti set dove oggi i protagonisti sono ragazzi e ragazze giovanissime, queste ultime provenienti soprattutto dall’est. “Le diciottenni di oggi sono più esperte delle quarantenni e questo si deve, oltre al cambiamento dei tempi, all’avvento di internet che ha rivoluzionato completamente anche il mondo del porno”, precisa. Nonostante tutto, però, ci sono state donne che non hanno mai subito il suo fascino: “è impossibile piacere a tutte, anche se sarebbe stato molto bello”, ci spiega dopo aver precisato che in realtà lui a molte piace per quello che fa, “ma non lo farebbero mai con me”.

Da cosa sarà rappresentata la nuova era?, gli chiediamo. Non ha dubbi: “Dal nudo maschile, perché l’uccello è l’unico accessorio rimasto”. Lui che ha scelto la pornografia “per essere libero” e che fondamentalmente “fa entertainment con alti momenti di teatralità”, ci confida che la pornografia moderna è la bisessualità totale e che le nuovi generazioni saranno sempre più bisessuali: solo così la sessualità diventerà completa.



PUBBLICITA' - GIORDANO

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