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1^DICEMBRE

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lunedì 30 novembre 2009

grazie Enzo ...

Su ogni cosa è possibile raggiungere la sicurezza, ma riguardo alla morte tutti viviamo in una città senza mura (Epicuro). Il movimento omosessuale in Italia ha perso oggi uno dei suoi piú importanti e validi esponenti; Enzo Francone è morto nel tardo pomeriggio di domenica 29 novembre a Torino per gli esiti di un tumore incurabile. Francone si adoperò sin da giovane per i diritti delle persone omosessuali; il suo nome si evidenziò nel FUORI, il primo movimento omosessuale italiano, in cui fu impegnato in tutte le iniziative, dalla fondazione alla manifestazione di Sanremo del 1972 contro i medici cattolici che reclamavano capacità di cura dell'omosessualità.

Nel 1979, sullo schema di quanto fatto due anni prima da Angelo Pezzana in Unione Sovietica, Enzo Francone organizzò e attuò da solo un'azione di protesta in Iran contro il regime di Khomeini, che gli costarono tre giorni di carcere durissimo. L'intento era di sensibilizzare, attraverso la denuncia della condizione delle persone omosessuali, sulle terribili condizioni di vita che non solo gli omosessuali, ma anche le donne e alla fine tutta la popolazione avrebbe dovuto subire.

Oggi, purtroppo, il paese sotto lo stesso implacabile regime marcia a passo spedito verso l'atomica e non ha affatto smesso di perseguitare gay e lesbiche. Negli anni 2000, raggiunta la pensione, rinnovò il suo impegno nelle associazioni LGBT torinesi, in particolare con l'impegno nel Pride nazionale del 2006, con l'associazione CertiDiritti, con la Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni e in tante altre iniziative. Nell'ultimo anno aiutò anche il comitato organizzatore del Pride di Genova del 2009, fino alla giornata della sfilata in cui l'impegno per guidare fino alla fine il corteo fra le strette strade della Superba non faceva prevedere il triste epilogo avvenuto soli cinque mesi dopo.

La sua scomparsa lascia un grande vuoto fra tutti coloro che hanno a cuore i diritti civili, un vuoto che però il ricordo di tutto ciò che Enzo ha fatto e di ciò che ancora avrebbe voluto fare deve essere un motivo in piú per continuare.

Grazie Enzo, non ti dimenticheremo.

Mario Moisio

domenica 29 novembre 2009

è morto Enzo Francone

E' morto Enzo Francone, tra i fondatori del FUORI!, storico esponente del movimento lgbt italiano, tesoriere dell'associazione radicale ‘Certi Diritti’.

dichiarazione di Sergio Rovasio, Segretario dell’associazione radicale 'Certi Diritti’:

E’ morto questa sera a Torino Enzo Francone, esponente storico del movimento gay italiano, tra i fondatori del Fuori!, il primo movimento gay italiano, esponente storico del movimento lgbt, tesoriere dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

Enzo Francone, da sempre radicale, era impegnato sin dai primi anni ’70 nelle iniziative locali e nazionali del movimento gay italiano al fianco di Angelo Pezzana ed Enzo Cucco. La sua scomparsa, causata da una grave forma di cancro, è una perdita umana e politica di grande rilievo. Le sue lotte, le sue battaglie sono entrate nella storia del movimento gay italiano.

Fu arrestato diversi anni fa a Mosca e poi aTeheran nell’ambito delle lotte nonviolente del Fuori e dei radicali contro i soprusi di quei regimi verso le persone omosessuali. Il suo storico impegno nella città di Torino lo ha reso un riferimento di grande importanza nel coordinamento Torino Pride, grande esempio di coesione e vicinanza tra le associazioni lgbt che si battono per l’eguaglianza dei diritti.

Certi Diritti piange la perdita di una persona straordinaria che con il suo impegno ha contribuito alla crescita e al prestigio dell’Associazione.

Enzo Francone ha sempre caratterizzato il suo impegno per il riconoscimento dei diritti delle persone lesbiche, gay e transessuali con una grande forza umana e sempre con il sorriso. Questo è il motivo per cui tutti gli volevano tanto bene.

l'a.i.d.s. si combatte con l'informazione e il preservativo

GIORNATA MONDIALE CONTRO L’AIDS: OCCORREREBBE VALUTARE QUALI SONO LE RESPONSABILITA’ DELLA CHIESA NELLA DIFFUSIONE DEL VIRUS ANZICHE’ DIFFONDERE FRASI DI RITO E INFARCITE DI IPOCRISIA.

L’AIDS SI COMBATTE CON L’INFORMAZIONE E IL PRESERVATIVO.

dichiarazione di Sergio Rovasio, Segretario Associazione Radicale ‘Certi Diritti’:

“Quello che ha detto oggi il Papa in occasione della giornata mondiale contro l’Aids ha dell’incredibile. Non comprendiamo come sia possibile sostenere che ‘la chiesa non cessa di prodigarsi per combattere l’Aids’ quando lo stesso Papa, in occasione del suo viaggio in Africa nel marzo 2009, ebbe a dire che “l’Aids non si può superare con la distribuzione dei preservativi che al contrario aumentano il problema”. Tesi antiscientifica, ispirata al credo religioso e che semmai avrà di già aggravato una situazione di emergenza della malattia che ha ucciso in Africa dai primi anni ’80 ad oggi più di 25 milioni di persone, principalmente nella zona sub-sahariana. Sono almeno 22,5 milioni le persone che vivono contagiate dal virus HIV in quella zona.

Quasi nessuno in Italia avrà il coraggio di sottolineare questa grave contraddizione vaticana che si riverbera sulla nostra classe politica con conseguenze disastrose nella società. La totale mancanza di informazione ed educazione sessuale, così come la mancata pronuncia della parola ‘preservativo’ nelle tv e nelle scuole italiane, dimostra la miseria e la studipidità che ci circonda e che permette al virus dell’Aids di diffondersi. E’ forse bene ricordare che in Italia ci sono tra le 150 e le 180.000 persone sieropositive, 22.000 persone con Aids conclamato e che fino ad oggi sono morte per il virus quasi 35.000 persone. Ovviamente non è in corso nessuna campagna nazionale sul preservativo, l’unico strumento che oltre all’informazione combatte quasi al 100% il virus.

Ci auguriamo che prima o poi venga “quantificato” il danno prodotto da proclami e tesi antiscientifiche, ispirate da un credo religioso, che alimentano la diffusione del virus dell’Aids in Africa e nel mondo. Altro che lotta all’Aids.

E’ bene ricordare tutto questo in occasione della giornata mondiale della lotta contro l’Aids, giusto per non essere complici dell’ipocrisia che sembra essere diventata la vera bibbia nel nostro paese”.

a.i.d.s. , pregare non serve ...

Il Papa: «La Chiesa combatte l'Aids, moltiplichiamo gli sforzi per debellarlo».
Benedetto XVI all'Angelus: «Siamo tutti su un'unica barca, dobbiamo salvarci insieme».

CITTA' DEL VATICANO - «La Chiesa combatte l'Aids». Queste le parole del Papa all'Angelus quando, ricordando che il primo dicembre è la giornata mondiale di lotta all'Aids, ha sottolineato: «La Chiesa non cessa di prodigarsi per combattere l'Aids, attraverso le sue istituzioni e il personale a ciò dedicato». «Moltiplicando e coordinando gli sforzi, - ha aggiunto - si giunga a fermare e debellare questa malattia».

IL MESSAGGIO - «Il mio pensiero e la mia preghiera vanno ad ogni persona colpita da questa malattia, in particolare ai bambini, ai più poveri, a quanti sono rifiutati», ha continuato Benedetto XVI. «Esorto - ha aggiunto - tutti a dare il proprio contributo con la preghiera e l'attenzione concreta, affinché quanti sono affetti dal virus Hiv sperimentino la presenza del Signore che dona conforto e speranza».

«DOBBIAMO SALVARCI INSIEME» - «Sempre più ci accorgiamo che ci troviamo su un'unica barca e dobbiamo salvarci tutti insieme»: ha continuato Benedetto XVI lanciando un messaggio di speranza ma anche un monito a non dimenticare chi ne ha più bisogno. «Il mondo contemporaneo ha bisogno soprattutto di speranza: - ha detto - ne hanno bisogno i popoli in via di sviluppo, ma anche quelli economicamente evoluti. Sempre più ci accorgiamo che ci troviamo su un'unica barca e dobbiamo salvarci tutti insieme. Soprattutto ci rendiamo conto, vedendo crollare tante false sicurezze, che abbiamo bisogno di una speranza affidabile, e questa si trova solo in Cristo».

LA MARCIA PER IL CROCIFISSO - E il Papa ha salutato anche i partecipanti alla marcia per il crocefisso che domenica mattina hanno sfilato per le vie del centro di Roma e hanno raggiunto piazza San Pietro in tempo per assistere all'Angelus. «Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare coloro che hanno preso parte alla marcia promossa dal Movimento dell’Amore Familiare per manifestare profondo amore al Crocifisso, riconoscendone il valore religioso, storico e culturale». Erano un migliaio alla manifestazione promossa dall'Associazione «Famiglia piccola Chiesa», della Parrocchia di S. Tommaso ai Cenci retta da don Stefano Tardani, ma vi hanno poi aderito numerose altre associazioni, movimenti e comunità della diocesi di Roma. Alcune persone si sono unite al corteo lungo il percorso, che ha attraversato il Tevere a partire dalla piazza della Chiesa Nuova. In testa al corteo, uno striscione con la scritta: «L'amore al Crocifisso, segno di fede e di fraternità universale, simbolo dell'arte e della cultura italiana ed europea».

intervista a Ilaria Cucchi

intervista di Giovanni Bianconi a Ilaria Cucchi, uscita giovedì 26 novembre su ‘sette’ del Corriere della Sera

Valerio, il nipotino di sette anni, non capiva. Gli avevano raccontato che zio Stefano non c’è più per via di un brutto incidente, e poi perché Gesù è sempre in cerca di angeli e ogni tanto ne prende qualcuno con sé. «Quando sono anziani, però», aveva risposto il bambino; che c’entrava quello zio ancora giovane e mingherlino, che da piccolo aveva fatto lupetto come lui adesso, e quando veniva a casa era sempre allegro e giocherellone?Non c’entrava niente, infatti. Allora la mamma di Valerio, Ilaria Cucchi – sorella di Stefano, morto con le ossa rotte a 31 anni nel reparto carcerario di un ospedale, a sette giorni dall’arresto per qualche grammo di hashish – ha cominciato a raccontargli un’altra storia. «Zio Stefano è morto perché il mondo è pieno di gente buona, ma ogni tanto s’incontra pure qualche cattivo; a lui è successo, qualcuno gli ha fatto del male».

Così adesso, nel salotto di casa, Valerio non si stupisce che la madre ed i nonni vedano gente di continuo, passino tanto tempo al telefono, leggendo i giornali e guardando la tv. E capisce che se la mamma gli chiede di andare di là perché deve parlare con una persona, deve ubbidire senza fare storie.

«Valerio voleva bene a Stefano, e Stefano a lui, come a noi tutti», racconta Ilaria Cucchi. «Veniva spesso a trovarci e a giocare coi bambini. Siamo sempre stati una famiglia molto unita, e una delle cose che mi fa più rabbia di questa storia, è il pensiero che Stefano sia morto da solo, senza che nessuno gli abbia potuto tenere la mano. Può aver pensato che l’avevamo abbandonato perché ci aveva dato una delusione, ma non è vero, noi eravamo dall’altra parte della porta a chiedere di poterlo vedere, però non ci hanno fai entrare..».

Da un mese la vita di Ilaria è cambiata. Per cercare delle risposte alla morte del fratello di quattro anni più giovane; per spiegare a tutti che non è stata una disgrazia, della quale ci si può fare una ragione; per gridare che lei e i suoi genitori non si accontenteranno di mezze verità. «E pensare», ricorda, «che da ragazzini era lui a essere protettivo con me. Dormivamo nella stessa stanza, io avevo paura del buio e Stefano mi rassicurava, mi diceva che non dovevo temere nulla perché c’era lui». Lui che era nato settimino e che è sempre stato piccolo, il più piccolo di tutti: «Tante volte mi ha raccontato di quando da bambino lo prendevano in giro e si sentiva tenuto in disparte. “I bambini sanno essere cattivi”, mi diceva. Forse i problemi arrivati più avanti sono derivati anche da lì, oltre che dall’epilessia di cui ha sofferto quando era già grande, ma che grazie alle medicine teneva sotto controllo…

Siamo sempre stati molto legati, noi due, abbiamo frequentato la stessa scuola di suore, fino alle medie, poi io ho fatto l’Istituto tecnico e lui quello per geometri».

Crescendo, Ilaria e Stefano hanno cominciato a frequentare persone diverse, ma senza mai allontanarsi.«Lui andava dai lupetti e poi dagli scout, gli piaceva molto e si divertiva alle uscite di gruppo; io invece sono un tipo a cui piacciono le comodità e dopo che al primo campo mi hanno messo a lavare pentoloni ho smesso. Però abbiamo continuato a raccontarci tutto, Stefano portava a casa le prime fidanzate e me le presentava, le cambiava spesso. Si vede che aveva successo…», sorride Ilaria.

Con le ragazze sono arrivate nuove amicizie, e poi le discoteche: «Magari è da lì che è cominciato il problema della droga, di cui noi a casa ci siamo accorti a fatica. Perché Stefano prendeva la cocaina, che dà una dipendenza diversa dall’eroina, meno appariscente. Adesso tutti pensano che era così magro per via della droga, ma non è vero: è sempre stato magro, alto come me, un metro e sessanta, e pesava meno di 50 chili. Piccolo, ma sempre attento al fisico e alla salute. Ultimamente andava a correre tutte le mattine, la sera in palestra, e stava attento a quello che mangiava».

Nel periodo della cocaina Stefano era cambiato: «Era diventato sfuggente, dava risposte vaghe, a volte scontrose… Ogni tanto gli scappava qualche parola di troppo pure con me, ma poi chiedeva subito scusa. “Lasciami in pace”, mi diceva a volte, ed era il segno della serenità perduta insieme ad altre stranezze, come i soldi che se ne andavano con troppa facilità. Qualcuno ora dice che era un attaccabrighe, un tipo dal litigio facile, ma non è così. Aveva un carattere magari un po’ fumantino, però un bel carattere, se alzava la voce poi tendeva sempre a fare pace».

E quando ha capito che doveva fare pace anche con se stesso, è stato lui stesso a decidere di entrare nella comunità per tossicodipendenti di don Picchi. Tre anni di trattamento che all’inizio è una sorta di prigionia, non puoi uscire dalla struttura né avere contatti con l’esterno.

« A Natale del 2004, quando ha avuto la prima possibilità di incontrare qualcuno, ha chiesto che andassi io; forse con mamma e papà si sentiva in colpa, mentre con me era più facile. Lo trovai cambiato, col volto disteso, mi fece una tenerezza infinita. Sembrava un bambino, con tante paure ma anche tante speranze. Finalmente ricominciava a parlare del futuro, come non faceva da tempo. Mi raccontò che l’esperienza là dentro era dura, però aveva incontrato tanta gente con cui gli piaceva parlare».

Dalla comunità Stefano scriveva spesso a Ilaria. «Tutte le difficoltà che ora sto incontrando mi rafforzano molto. Tornerò, lo giuro, alla grande!», prometteva in una lettera dell’aprile 2004, nella quale parlava anche di Valerio, il nipotino di cui teneva la foto accanto al letto: «Gli do la buonanotte tutte le sere, e il suo sorriso così stupendo mi dà voglia la mattina di alzarmi con una motivazione in più, cioè quella che quando uscirò potrò giocare insieme a fare lo Zio, con la Z maiuscola. Certo è dura pensare che nel frattempo mi sto perdendo lui che cresce. Mi piacerebbe “solo” portarlo a prendere un gelato, oppure al parco a dare i primi calci a t pallone. Quanto tempo perso…».Fece tutto il percorso di recupero, Stefano Cucchi, fino al 2007. «Gli operatori spiegano che il pericolo di ricaduta c’è sempre», riprende sua sorella, « e che bisogna fare molta attenzione. A Stefano è capitato, e alle prime avvisaglie lui stesso è voluto correre ai ripari. Stavolta a San Patrignano, e dopo poco stava di nuovo bene. Era andato a vivere sa solo, sembrava contento. Spesso gli chiedevo “quand’è che ti sistemi con una ragazza?”, e lui mi rispondeva che non era facile, ma non sembrava avere problemi.

Lo scorso primo ottobre, giorno del suo compleanno, appena scoccata mezzanotte gli ho scritto un messaggio col telefonino per fargli gli auguri e ricordargli che non sarebbe stato mai solo, ed ecco la sua risposta: “Grazie… domani andiamo a cena insieme… Ci tengo”». Ilaria scorre gli altri messaggi e arriva all’ultimo, dell’11 ottobre: «Ho cominciato a stare bene con me stesso».

Non era così. A parte il “fumo” con cui l’hanno arrestato, dopo la sua morte i genitori hanno trovato a casa di Stefano hashish e cocaina in quantità tali da far immaginare che ne spacciasse per continuare a consumarne. «Non essermi accorta che mio fratello era ricaduto nella droga è la prima cosa che mi fa rabbia», commenta Ilaria. Solo la prima, però. Poi c’è il resto: le botte dopo l’arresto, l’abbandono in ospedale, i rifiuti opposti alle richieste di visita e di notizie, la morte, la comunicazione alla famiglia attraverso la notifica dell’autopsia. «La notte dell’arresto», ricorda Ilaria, «io non ho dormito per l’agitazione. Era la prima volta che andava in carcere, chissà come avrebbe reagito, ero preoccupata. Quando ho saputo che da Regina Coeli l’avevano portato in ospedale mi sono sentita sollevata, perché pensavo sarebbe stato meglio. Invece…». Invece non è andata così, e tutto quanto è accaduto dall’arresto del 15 ottobre alla morte avvenuta il 22 è divenuto oggetto di un’inchiesta giudiziaria.

«Stefano è morto con gli stessi vestiti che indossava quand’è uscito di casa, nonostante gli avessimo portato un pigiama e due cambi intimi. Perché? E com’è possibile che i medici ci abbiano raccontato di non averlo mai visto in faccia perché stava sempre col lenzuolo tirato fin sopra la testa? Ci hanno detto semplicemente “s’è spento”. Ma che significa? Ora posso immaginare che non ce l’abbiano fatto visitare per evitare che vedessimo com’era ridotto, ma in questa storia troppe cose non tornano fin dall’inizio; da quando Stefano ha chiesto l’avvocato di fiducia e s’è ritrovato quello d’ufficio».Dopo la morte del fratello, Ilaria e i suoi genitori hanno deciso di diffondere le foto del cadavere di Stefano, per sensibilizzare l’opinione pubblica ed evitare che calasse il sipario sulla “burocratica negligenza omicida” che l’ha ucciso. Immagini tremende: «Fanno venire in mente i deportati di Auschwitz, guardarle e diffonderle è stata un’ulteriore sofferenza. Però abbiamo pensato che mostrarle potesse servire a trovare del le risposte. Del resto niente può superare ciò che abbiamo visto all’obitorio, e le grida di dolore di mio padre e mia madre che mi porterò dentro per sempre. Stefano è stato picchiato ed è morto abbandonato, mentre era nelle mani dello Stato: vogliamo sapere da chi e perché. Da soli non ce l’avremmo fatta; con l’aiuto di tanta gente, da Luigi Manconi agli altri del comitato per la verità, forse sarà possibile. Lo dobbiamo a Stefano, che è morto come se fosse solo al mondo, mentre non lo era. Aveva un padre, una madre una sorella e dei nipoti che lo amavano, lo avrebbero aiutato e gli sarebbero stati vicini, fino all’ultimo e qualunque cosa avesse fatto. Se solo ce l’avessero concesso».

sabato 28 novembre 2009

piacere sicuro

A Roma e nel Lazio un progetto di prevenzione contro l’aidse le infezioni sessualmente trasmesse rivolto a gay, lesbiche, bisessuali e trans. A cura del Circolo di cultura omosessuale ‘Mario Mieli’, con il sostegno della Regione Lazio e con la partecipazione dell’Associazione Libellula e dell’Unità di Immunologia clinica dell’Ospedale ‘San Giovanni Addolorata’.

L’aids e le altre malattie sessualmente trasmesse si combattono con una corretta informazione sulle possibilità di infezione e promuovendo una cultura del sesso sicuro, con l’impiego del preservativo in ogni rapporto.

Per contrastare la nuova, preoccupante tendenza che, dopo la progressiva diminuzione di nuovi casi registratasi negli anni Novanta e una stabilizzazione del numero dei contagi, vede crescere negli ultimi anni il numero di nuove infezioni del virus hiv per via sessuale (sia eterosessuale che omosessuale) in alcune zone d’Italia, tra cui il Lazio, secondo quanto evidenziato dagli ultimi rapporti dell’Istituto Superiore di Sanità, il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli lancia il progetto “PIACERE SICURO”, della durata di un anno, realizzato con il sostegno della Regione Lazio e con la partecipazione dell’Associazione Libellula e dell’Unità di Immunologia clinica dell’Ospedale San Giovanni Addolorata.

Il progetto si rivolge in particolare alle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali e ha l’obiettivo di fornire informazioni corrette sulle infezioni sessualmente trasmesse, sul test hiv e sugli altri test e sul sesso sicuro, proponendo comportamenti di prevenzione e per la tutela della salute. Sono quattro le direzioni di intervento nelle quali si muove il progetto: unità di strada, diffusione gratuita di depliant informativi mirati accompagnati da un cd musicale, gruppi di lavoro, un apposito sito internet (www.piaceresicuro.it) e una linea telefonica amica.Dopo una prima fase di interventi e informazione, iniziata a giugno 2009, abbinata a un lavoro di raccolta di dati e mappatura del territorio, il progetto entra ora in fase pienamente operativa e viene presentato ufficialmente in occasione del Red Party contro l’aids di Muccassassina (discoteca Qube, via di Portonaccio 212), venerdì 27 novembre, evento di beneficenza in occasione della XXII Giornata mondiale contro l’aids. Sul palco di Muccassassina saranno presenti rappresentanti delle associazioni e l’Assessore al Bilancio della Regione Lazio Luigi Nieri, che a tale proposito dichiara: “Parteciperò alla presentazione di questo importante progetto, che abbiamo voluto sostenere in Regione nella convinzione che una corretta informazione, nonché puntuali percorsi di prevenzione possano contribuire ad abbassare sempre di più i numeri del contagio di una malattia terribile quale è l’aids, e sulla quale è necessario non abbassare mai la guardia. Per quanto riguarda lo specifico campo di intervento del progetto ‘Piacere sicuro’, particolarmente rilevante mi pare la previsione di una unità di strada che possa andare incontro alle persone dove può essere più alto il rischio di commettere leggerezze che non lasciano scampo; ritengo quindi fondamentale il ruolo di sensibilizzazione degli operatori coinvolti nell’iniziativa. Con il sostegno dato al progetto, infine, intendo ribadire, una volta di più, la mia vicinanza alla comunità glbt, ai suoi bisogni e alle sue esigenze”.

Il lavoro dell’unità di strada del progetto “PIACERE SICURO” interviene direttamente sul territorio di Roma e del Lazio e prevede la presenza di un’unità mobile (camper), con a bordo operatori e medici, in orari serali e notturni in diversi luoghi all’aperto finalizzati ad incontri sessuali occasionali gay, davanti ai principali luoghi di aggregazione glbt (discoteche, bar, saune, spiagge ed eventi come il Pride e il Primo dicembre) e nei luoghi di prostituzione maschile e trans, con lo scopo di fare informazione e sensibilizzazione. Durante questi interventi vengono distribuiti gratuitamente profilattici, lubrificanti e materiale informativo e il personale medico è a disposizione per colloqui, approfondimenti ed eventuali controlli, che si svolgono a bordo del camper, in un’atmosfera accogliente e informale che garantisce la massima riservatezza.Il progetto mira a distribuire, nei vari luoghi di incontro di persone gay, lesbiche, bisessuali e trans, depliant informativi caratterizzati da informazione e messaggi espliciti e diretti sul tema della prevenzione del virus hiv e delle malattie sessualmente trasmesse, realizzati nelle quattro lingue, italiano, spagnolo, portoghese e rumeno, che sono quelle maggiormente riscontrate nella popolazione che si vuole raggiungere. Questi depliant vogliono arrivare in modo mirato ai diversi target lesbico, trans e omosessuale e per questo sono stampati con informazioni diverse e specifiche a seconda dei destinatari. La vera novità di questo strumento informativo è il fatto che viene proposto in accompagnamento a un cd musicale curato da Tamashi, dj di Muccassassina, il più celebre party gay, lesbico e trans italiano, da sempre utilizzato dal Circolo Mario Mieli come canale preferenziale per la comunicazione dei messaggi di prevenzione al pubblico gay. Nella tracklist del cd, intitolato “Muccassassina for Batti il Virus”, anche una versione house brano “Somewhere over the rainwob”, cantato da Vladimir Luxuria. Il gadget, distribuito gratuitamente, contiene al suo interno l’opuscolo informativo e vuole garantire la conservazione nel tempo delle informazioni contenute, evitando il rischio che vengano perse accidentalmente o gettate per incuria.

Altro strumento operativo previsto dal progetto “PIACERE SICURO” sono i gruppi di lavoro, organizzati in diversi giorni e orari presso la sede del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli (via Efeso 2A). Aperti a tutte le persolne glbt interessate ai temi specifici del sesso sicuro, della percezione del rischio e del’uso di sostanze psicotrope, i gruppi sono gestiti da psicologi.Il progetto punta inoltre su informazione e comunicazione, grazie a un apposito sito internet (www.piaceresicuro.it), che consente di ricevere supporto in diretta da un operatore, in modo completamente anonimo e discreto, attraverso una chat on line, per consigli e dubbi in relazione al sesso sicuro e alle malattie sessualmente trasmesse. Sempre per fornire servizi di counselling e ascolto, è infine a disposizione la Linea Amica del Circolo Mario Mieli, al numero 06.5413985.

il silenzio non elimina il problema

In occasione della XXI Giornata Mondiale per la Lotta all’Aids, Holding Adv, leader nel settore dell’outdoor advertising, lancia la campagna sociale “Il silenzio non elimina il problema”, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla necessità di continuare a parlare di Aids e sieropositività, informando correttamente sulla prevenzione.

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In particolare, la campagna “Il silenzio non elimina il problema” avrà visibilità dal 28 novembre al 1° dicembre su due impianti di enorme impatto situati in location d’eccellenza: la Maxi Affissione su Palazzo Venezia a Roma, con una superficie espositiva di oltre 200 mq, e l’Urban Mega Screen, il ledwall più grande d’Europa, in Piazza Duomo a Milano.

Dopo una prima campagna sociale svoltasi nel maggio scorso contro l’utilizzo di stupefacenti, Holding Adv, grazie al personale impegno del suo Presidente Gianluca De Marchi, mette ancora una volta la propria organizzazione e i propri spazi pubblicitari a disposizione di un progetto sociale, dando un aiuto concreto a sostegno di NPS Italia Onlus - Network Italiano Persone Sieropositive, primo gruppo in Italia fondato esclusivamente da persone HIV+, attive nel campo della prevenzione, sensibilizzazione, informazione e supporto psico-sociale per le problematiche legate all'HIV-AIDS.

In particolare, la campagna “Il silenzio non elimina il problema” avrà visibilità dal 28 novembre al 1°dicembre su due impianti di enorme impatto situati in location d’eccellenza: la Maxi Affissione su Palazzo Venezia a Roma, con una superficie espositiva di oltre 200 mq, e l’Urban Mega Screen, il ledwall più grande d’Europa, in Piazza Duomo a Milano.

Su Urban Mega Screen verrà dato ampio spazio alle iniziative organizzate da NPS per il World Aids Day e allo spot “Ferma l’Aids” prodotto dall’associazione.

Holding Adv organizza inoltre una serata evento che si svolgerà a Roma domenica 29 novembre presso il Room 26 e vedrà l’intrattenimento degli Snap, gruppo di riferimento per la dance anni ’90. L’incasso della serata sarà devoluto a NPS Italia Onlus.

Carlo Noto : "i trans sono malati"

Era stata chiesta l'autorizzazione dell'Auditorium per la presentazione del libro di Vladimir Luxuria, ma il Sindaco di Anagni lo ha negato. "I transessuali sono persone malate".

Carlo Noto, sindaco di Anagni, piccolo centro medioevale in provincia di Frosinone, ha negato l'utilizzo dell'auditorium comunale per la presentazione dell'ultimo libro di Vladimir Luxuria, Le parole non dette. Arcigay ha chiesto «al più presto» un incontro al sindaco di Anagni: la richiesta di utilizzare l'auditorium comunale era stata avanzata dai giovani dell'associazione La guerra di Piero.

«Ci uniamo - dice Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma - così, all'appello di tutti coloro che in queste ore si stanno mobilitando contro questa decisione». «Si tratta, se confermata nelle modalità, di una censura davvero inaccettabile - aggiunge Marrazzo - per la quale esprimiamo la nostra solidarietà a Vladimir Luxuria e agli organizzatori di questo appuntamento culturale. E' inaccettabile che un rappresentante delle istituzioni arrivi a negare l'utilizzo di un bene pubblico con motivazioni discriminatorie. Ci auguriamo una forte presa di posizione anche da parte delle istituzioni locali. Anagni perde, così, una occasione di confronto e di crescita su un tema importantissimo: l'uguaglianza di tutti i cittadini».

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